Gaia Bottà

Cultura digitale per innovare

Politici e netizen, operatori e cittadini della rete. Per confrontarsi su diritti e responsabilità, per ripensare il quadro normativo. O per organizzare la disobbedienza

Roma - "Il legislatore pretende di normare una tecnologia che va più veloce di lui: bisogna fissare i principi di questo contesto digitale, non bisogna regolare le singole tecnologie perché in tal caso non si riuscirà a tenere il passo": con queste parole l'avvocato Guido Scorza ha aperto ieri a Roma la conferenza Cultura Digitale e Politica dell'Innovazione organizzata dall'Istituto per le Politiche dell'Innovazione in collaborazione con Centro Studi Nexa del Politecnico di Torino, AIIP, Assoprovider, Isoc Italia, IWA e Assodigitale. Hanno sfilato presso la tavola della Sala Delle Colonne rappresentanti e operatori della rete, innovatori e politici: si è dibattuto di diritti e di regole, di responsabilità e di principi.

Partecipare alla cultura e al dialogo che si intesse in rete, tutelare nel contempo i diritti di tutti gli attori in campo: l'innovazione scaturisce dall'osservazione di una realtà che continua ad evolvere, proiettata verso nuovi modelli di relazione e di condivisione, verso nuove occasioni per il mercato. A raccontare la rete sono i rappresentanti della rete: Frieda Brioschi, presidente di Wikimedia Italia e admin di Wikipedia, testimonia che la cooperazione fra istituzioni e cittadini della rete è possibile, ma che nel contempo la tensione delle istituzioni a controllare ed arginare il flusso di informazione e di cultura in rete è evidente e tangibile. Se la creatività continua ad emergere dal basso, se non mancano le provocazioni come quelle proposte da Degradarte e tratteggiate da Oriana Persico, emerge altresì la necessità di dotarsi di punti di riferimento, di linee guida che orientino nella tutela di tutti coloro che agiscono online.

"Difesa dell'esistente o promozione del nuovo che avanza?": così pungola Stefano Quinatrelli, esperto di networking e TLC. Pur con le complessità che comporta, sottolineate dall'onorevole Antonio Palmieri (PdL), da Enzo Mazza di FIMI al docente dell'Università di Roma La Sapienza Arturo di Corinto, passando per Alessio Cartocci di IWA, per il senatore Felice Belisario (IDV) e per il presidente del Comitato consultivo permanente per il diritto d'autore Alberto Maria Gambino, tutti concordano sull'urgenza di chiamare a raccolta i cittadini della rete lavorando in maniera cooperativa e partecipata, così come promette il Comitato antipirateria e come hanno avuto modo di dimostrare altri rappresentanti delle istituzioni. Solo passando per questa innovazione di processo ci si potrà confrontare con le esigenze e le opportunità offerte dalla attuale società della conoscenza.
È sulla base di questo principio che l'Istituto per le Politiche dell'Innovazione si è dotato di un wiki consegnato nelle mani dei cittadini della rete: ne è emerso un whitepaper che Ernesto Belisario ha presentato nel corso della conferenza, 8 proposte in cui sono condensate le esigenze dei netizen che si sono espressi, 8 capisaldi che l'Istituto vorrebbe che venissero formalizzati a livello normativo, affinché agissero come stimolo per tensioni deontologiche e come fondamenta dello sviluppo della rete. Si chiede la promozione di nuovi modelli di business per la distribuzione dei contenuti digitali, incentivata da una disciplina del diritto d'autore capace di incoraggiare la creatività dei cittadini e la massima diffusione della cultura. Un obiettivo che, si spiega nel whitepaper, dovrebbe poter passare per strumenti più flessibili di gestione dei diritti: il riferimento dell'Istituto corre alle tecnologie DRM interoperabili. Che dovrebbe altresì passare per lo scardinamento, chiesto da più fronti, del monopolio della SIAE nella amministrazione dei diritti, in modo da concedere agli autori più libertà e flessibilità nella gestione delle proprie opere.

Poiché la rete costituisce un inedito strumento con cui i cittadini possono dare voce alle loro istanze, alla loro creatività e alle loro opinioni, l'Istituto propone che la rete rimanga neutrale, accessibile a tutti. A tutti, aggiunge l'Istituto interpretando le istanze emerse dalla consultazione web, è dovuto il diritto di poter esprimere il proprio pensiero: un diritto che reca con sé delle responsabilità a cui non si deve sfuggire. I confini di queste responsabilità vanno tracciati con più chiarezza, affinché si possa scongiurare il ripetersi di casi come quello che hanno condotto all'esilio dalla rete il blog dello storico Carlo Ruta. L'Istituto propone l'anonimato protetto, che si possa conciliare con una nuova disciplina dell'editoria capace di rispettare la libertà di espressione. Il whitepaper investe inoltre le routine della pubblica amministrazione e delle istituzioni. Si chiede una innovazione nel metodo: il governo dovrebbe stimolare la competizione tra software proprietario e software libero e open source. Si chiede una innovazione nella accessibilità dei contenuti pubblici prodotti: Scorza racconta di aver fatto una prova, di aver cercato la legge che regola il diritto d'autore, di aver trovato il testo più aggiornato sul sito della SIAE e non sullo spazio Web in cui dovrebbe esprimersi il legislatore.

Il senatore Belisario concorda: "ci auguriamo che il Ministero per la semplificazione normativa se ne renda conto, che pubblichi sul suo sito le norme per i cittadini". Norme che dovrebbero essere "agili e agibili", e longeve, capaci di sopravvivere all'immediato futuro. "La partita è ancora aperta - ammonisce Juan Carlos De Martin, responsabile di Creative Commons Italia - ma quando la partita si chiude, la storia dimostra che è difficile tornare indietro". Per "limitare i danni", provoca il senatore Marco Perduca (PD), "sarà necessario organizzare un minimo di resistenza telematica e politica".

Gaia Bottà
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