Vincenzo Gentile
giovedì 29 gennaio 2009

Quei sogni nascosti nei search engine

Dal clamoroso affaire di AOL ad un mini-film: la storia di un utente qualsiasi ricostruita attraverso le parole digitate sul motore di ricerca. Un'idea affascinante

Roma - Può Internet rivelare davvero la nostra essenza? A questa domanda, nel tempo, molti sociologi ed esperti hanno tentato di dare una risposta concreta, tirando in ballo soprattutto blog e social network. Però, a discapito dei grandi numeri riportati da queste realtà, ad oggi gli unici confessionali virtuali sembrano essere i motori di ricerca.

La conferma di quanto appena detto arriva a circa tre anni di distanza dallo scandalo AOL: come ben sapranno i lettori di Punto Informatico, nel 2006 il motore di ricerca fu al centro di numerose polemiche per aver incautamente pubblicato le chiavi di ricerca di oltre 650mila utenti, permettendo così di ricostruire la quotidianità di ogni singolo utente, contraddistinto da un numero, attraverso le domande fatte alla sfera di cristallo virtuale.

Nonostante all'epoca dei fatti i dati siano stati ritirati dal sito web tre giorni dopo la loro pubblicazione, ciò non è servito a bloccarne la diffusione, estesa a macchia d'olio su tutta la rete. Reperire quei dati, ancora oggi è molto più che semplice. La loro reperibilità, per quanto per molti possa costituire un grave affronto alla privacy online, può in certi casi dar vita a progetti interessanti: è questo il caso i I Love Alaska, documentario a puntate la cui trama è costituita nient'altro che dalle parole immesse nel motore di ricerca.
Tra tutti gli utenti disponibili, i registi del mini-documentario a puntate, gli olandesi Sander Plug e Lernery Engelberts hanno scelto lei, l'utente 711391 e le sue insolite domande. La serie, composta da tredici episodi che durano dai 3 ai 7 minuti, è interamente incentrata sulle domande dell'utente, grazie alle quali si scopre che vive a Houston, in Texas. Ogni video, semplicissimo, offre la veduta di un desolato paesaggio innevato, scandito dal suono del vento e animato dalla sola voce narrante che meccanicamente espone le domande digitate dalla donna sul motore di ricerca.

Il quadro che ne emerge è alquanto singolare, forse a volte onirico, ma sempre reale. La donna attraverso il web cerca risposte a numerose domande, passando da semplici curiosità ad argomenti più complessi. Man mano che i minuti passano, si avverte la netta sensazione di percepire la forma della sua personalità, del suo quotidiano: 711391 cerca di scoprire un metodo efficace per ammazzare i fastidiosi uccelli che le popolano il giardino, oppure si domanda se George Clooney sia gay o come riuscire a dormire avendo un marito che appena spenta la luce inizia a suonare la Nona di Beethoven con il solo ausilio dell'apparato respiratorio.

La donna inoltre si dimostra attenta alla propria salute, come dimostrano le numerose domande relative ai vari piccoli problemi comuni a molte persone della sua età. L'elenco è davvero molto vasto, anche se si considera che i dati sono relativi a soli tre mesi di navigazione quotidiana. Sesso, famiglia, vita quotidiana, ma anche amicizia, rapporti virtuali, curiosità varie: questo il mondo visto tramite i suoi occhi.

Andando avanti nell'inconsueta narrazione, si ha la netta impressione, aiutata forse dalla suggestione della glaciale ambientazione, di iniziare a capire, a comprendere: questo è il credo dei due registi che descrivono il loro sconosciuto protagonista come "una qualsiasi donna di mezza età nel pieno della sua menopausa, alla ricerca di un modo per rinfrescare la propria vita di coppia, soprattutto quella sessuale" raccontano. "Verso la fine della storia la donna inizia a mentire al proprio marito circa un presunto flirt avuto con un altro uomo tramite il web. Dalle sue parole emerge il suo pentimento, così come la sua dipendenza dal web che ella stessa ammette e, soprattutto - continuano - il sogno di ricostruire una nuova vita con la sua famiglia proprio in Alaska". Da qui il titolo di tutto il documentario.

Il prodotto finale è un vero e proprio video virale, destinato a far parlare di sé. In realtà non è la prima volta che dal calderone scoperchiato da AOL si tenta di ricostruire la storia di un utente: un qualcosa di simile è stato tentato nel 2006 dal New York Times che è riuscito a risalire all'identità dell'utente 4417749 utilizzando lo stesso metodo.

Un occhio critico potrà sicuramente obiettare che non tutte le parole cercate appartengano davvero alla donna: in molti parlano della sua presunta bisessualità, riferendosi forse alla query relativa alla ricerca di foto osè di Hillary Swank, quando in realtà quelle parole potrebbe averle digitate suo marito. Ma questo sembra non interessare agli autori: quella dell'utente 711391 è solo una storia, come tante altre. Una storia nuda e cruda, spiata dal buco della serratura di chi si mette a nudo credendo di essere al sicuro.



Vincenzo Gentile
10 Commenti alla Notizia Quei sogni nascosti nei search engine
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  • A ME NO ANZI IL CONTRARIO

    VI DIRò DI PIU.... SE NON LO FACESSERO CHE BRUTTO SAREBBE

    SAI COME SI Fà A TENERE UN'IDIOTA IMPEGNATO 24 ORE?

    RISPOSTA.... DOMANI ALLA STESSA ORA!!!
    non+autenticato
  • Avevo messo un commento dicendo che era da "guardxxxxx" fare questo: noto con piacere che censurate tuto quanto non vi piace.

    PI shame on you.
    non+autenticato
  • batti 5 fratello
    non+autenticato
  • A un certo punto chiede: "What is proshyutto?" (prociutto)

    ahaha

    comunque all'inizio sembra monotono e piatto... io l'ho "guardato", se così si può dire, mentre editavo delle foto... All'inizio facevo un risolino quando la tipa chiede al motore di ricerca domande assurde (molte peraltro poste come se si rivolgesse a una persona in carne e ossa)... Però più vai avanti nella storia più ne esce fuori un ritratto completo di questa persona e anche dei suoi momenti intimi e intensi che ha passato in quei tre mesi. Un po' vien da ridere, però fa riflettere davvero sulla privacy personle. Va visto tutto dall'inizio alla fine, per capire. Bastano poche parole di ricerca e si riesce a ricostruire un profilo di una persona; e voi immaginate che una persona media oggi non scambia certo solo parole chiavi con un motore di ricerca. Esperimento interessante, consiglio di vedervelo/sentirvelo (in fondo le clip ritraggono solo immagini dell'alaska... a un certo punto la ragazza dice "I love alaska" al motore di ricerca, da cui il titolo).

    ciao
    non+autenticato
  • Quoto, molto bello

    - Scritto da: Felix
    > A un certo punto chiede: "What is proshyutto?"
    > (prociutto)
    >
    > ahaha
    >
    > comunque all'inizio sembra monotono e piatto...
    > io l'ho "guardato", se così si può dire, mentre
    > editavo delle foto... All'inizio facevo un
    > risolino quando la tipa chiede al motore di
    > ricerca domande assurde (molte peraltro poste
    > come se si rivolgesse a una persona in carne e
    > ossa)... Però più vai avanti nella storia più ne
    > esce fuori un ritratto completo di questa persona
    > e anche dei suoi momenti intimi e intensi che ha
    > passato in quei tre mesi. Un po' vien da ridere,
    > però fa riflettere davvero sulla privacy
    > personle. Va visto tutto dall'inizio alla fine,
    > per capire. Bastano poche parole di ricerca e si
    > riesce a ricostruire un profilo di una persona; e
    > voi immaginate che una persona media oggi non
    > scambia certo solo parole chiavi con un motore di
    > ricerca. Esperimento interessante, consiglio di
    > vedervelo/sentirvelo (in fondo le clip ritraggono
    > solo immagini dell'alaska... a un certo punto la
    > ragazza dice "I love alaska" al motore di
    > ricerca, da cui il
    > titolo).
    >
    > ciao
    non+autenticato
  • Se siete utenti registrati di Google, divertitevi con tutti i vostri click e l'elenco dei vostri siti porno più visitati:
    www.google.com/history/?hl=it
    Se lasciate l'account sempre loggato, chiunque acceda al vostro PC potrà sapere qualunque cosa della vostra vita e farci un documentario, sappiatelo! Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • ci sono appena stato sulla cronologia di google...
    apparte che bisogna effettuare il login, poi scaricare la toolbar e configurarla per accedere alle informazioni, quindi non mi sembra così facile accedere alle mie ricerche (da parte di un'altra persona, che poi google ci spii è un'altra storia).

    e poi scusa se proprio una persona vuole indagare sulle pagine web che apro di volta in volta, non farebbe prima ad aprire la cronologia del mio browser predefinito?
  • Ma non solo: se premi Alt+F4 mentre sei loggato, puoi vedere la nuova funzione di Google Spy Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • ...back of your shoes to make the heel not slip?

    Si`.
    Colla!

    Molto bello "I Love Alaska", anche se mi sono limitato al primo episodio... alla fine m'ero gia` annoiato. Pero` e` la concretizzazione della paura che da sempre, da quando ho conosciuto internet, nei dintorni del '96 o del '97, mi ha subito condizionato nell'uso dei motori di ricerca. Non ho mai potuto usare un motore di ricerca per cercare qualcosa di illecito (warez, exploits, cracks), ridicolo, imbarazzante, personalissimo, che in ogni caso rivelasse qualcosa di molto privato. Niente da fare: mi sono sempre sentito osservato, dall'altro capo del filo.

    Internet al momento ha un grosso difetto: se qualcuno s'interessa a voi, la rete si comporta come un osservatore nascosto. I computers sono troppo bravi nel registrare tutto. E il video lo rivela nel modo piu` brutale. Bell'articolo.
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