Gaia Bottà

Musica d'ambiente, nuovi intermediari

Fuori le società di raccolta dei diritti che impongono mandati esclusivi. Dentro artisti che operano con le licenze libere. Beatpick musica oltre 300 esercizi commerciali italiani. Gli artisti guadagnano, risparmiano le imprese

Roma - Allietare la permanenza degli avventori di un esercizio commerciale, ritmare il fluire dei clienti con musica ad hoc, riempire attese e sale d'attesa con brani musicali: gli esercizi commerciali non possono limitarsi ad allestire l'impianto e diffondere musica. Devono ricompensare gli artisti e i detentori dei diritti. In passato l'unica via da battere era quella di transitare per le società di intermediazione, SIAE e SCF, che collezionano ciò che spetta ai detentori dei diritti e provvedono alla redistribuzione dei compensi. Ma le soluzioni alternative si stanno facendo largo.

Negozi e parrocchie, grandi librerie: sfuggire alla corresponsione dei compensi a favore dei detentori dei diritti d'autore e dei diritti connessi può costare denunce. È così che SIAE e SCF propongono licenze ad hoc: gli esercenti si rivolgono alle collecting society per garantirsi il diritto di riempire i locali di musica, le collecting society racimolano i compensi e si occupano di redistribuirli.

Ma non tutti i detentori dei diritti si avvalgono dell'opera di mediazione delle collecting society e non tutti gli esercenti potrebbero voler approfittare delle licenze proposte da SIAE e SCF e della musica dei loro associati. Negli anni scorsi ci ha provato la gelateria romana Fiordiluna: l'idea era quella di trasmettere solo musica rilasciata sotto licenze libere, di corrispondere quindi direttamente ai detentori dei diritti quanto stipulato per lo sfruttamento commerciale delle opere. Il fatto di non fruire di brani di artisti registrati SIAE, il cui mandato prevede la gestione in toto dei diritti dell'autore ed esclude quindi la possibilità di rilasciare opere con licenze libere, non avrebbe messo al riparo la gelateria dalle ispezioni della società di gestione dei diritti. Per questo motivo si è reso necessario un processo di negoziazione con SIAE, condotto da Ermanno Pandoli dello sportello Liberius: data l'entità minima delle cifre messe in movimento dalla diffusione della musica d'ambiente nella gelateria, racconta Pandoli a Punto Informatico, si è ottenuto nel luglio 2006 che l'Ufficio Multimedialità della SIAE rilasciasse un documento da brandire di fronte agli ispettori SIAE per dimostrare che la gelateria non avrebbe dovuto corrispondere alcunché alla collecting society, poiché la musica diffusa, rilasciata sotto licenze copyleft, non appartiene al repertorio gestito dall'ente di gestione dei diritti. "La SIAE - spiega infatti Pandoli - ha dichiarato che nulla osta all'esecuzione di musica non tutelata dai suoi repertori, a patto che negli archivi non siano presenti autori associati SIAE o di autori tutelati da società di gestione collettiva dei diritti consorelle, in base ai rapporti di reciprocità".
Sono sempre più numerose, però, le soluzioni alternative: esiste ad esempio FiloZero, un servizio che mette a disposizione musica libera, assicura agli artisti visibilità e risparmi per gli esercenti; Jamendo, calderone di musica rilasciata sotto CC, offre un servizio di sonorizzazione dei locali sganciato dalle logiche dell'intermediazione delle società di gestione dei diritti.
Nello stesso contesto opera Beatpick, netlabel fondata nel 2006 che opera con artisti che rilasciano musica sotto licenze Creative Commons, specializzata nella gestione di musica per progetti multimediali, commerciali e non commerciali: sono più di 300 gli esercizi italiani innervati dalla musica degli artisti di Beatpick, 200 i punti vendita svedesi.

Si tratta di operazioni, promettono coloro che le orchestrano, che garantiscono più guadagni agli artisti, ricompensati senza la mediazione delle società di gestione dei diritti, e che nel contempo permettono agli esercenti di spendere meno per ottenere servizi già confezionati su misura. Beatpick, spiega a Punto Informatico il CEO Davide D'Atri, assicura agli esercenti un risparmio di circa il 50 per cento rispetto ai meccanismi tradizionali. D'Atri cita l'esempio di una catena di 128 supermercati: rivolgendosi a SIAE la società pagherebbe un abbonamento annuale pari a 350mila euro, Beatpick offre un servizio analogo per 150mila euro. Le spartizioni? SIAE distribuisce i compensi non sulla base della musica effettivamente suonata, ma sulla base di criteri statistici che non sempre sanno premiare gli artisti effettivamente trasmessi. Al contrario Beatpick, che fornisce agli esercenti playlist e hardware e ricava dalla vendita del servizio un margine del 25-30 per cento, distribuisce in maniera proporzionata agli artisti il 30 per cento di quanto incassato, con l'obiettivo di dividere presto esattamente a metà. "Le spese - racconta D'Atri - sono sostanziose, almeno per l'inizio: soprattutto per l'hardware, per il costoso lavoro commerciale, che comprende il business porta a porta, fatto di lunghe chiacchierate con gli Amministratori Delegati delle grandi catene".
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