Roma - Magari le sue intenzioni erano buone, ma il risultato è stato una debacle: la musicista Lily Allen è entrata di peso nel
furente dibattito sulle disconnessioni dei condivisori del file sharing in corso nel Regno Unito, finendo per giocare il ruolo dell'elefante in una cristalleria.
Il caso nasce dalle dichiarazioni di supporto di Allen alla politica del governo britannico, propenso a importare la
dottrina Sarkozy nel Regno Unito stabilendo per legge l'obbligo di disconnessione per i downloader impenitenti. Alle dichiarazioni è seguito il blog
Its Not Alright, in cui l'artista ha periodicamente preso ad accusare colleghi progressisti sul file sharing, condivisori che affamerebero l'industria della musica, dei musicisti e di tutti i lavoratori del settore.
Purtroppo per la giovane musicista, però, cotanto ardore nel sostenere la sua tesi le è tornato indietro amplificato, con i siti impegnati sul fronte della condivisione e della discussione sul copyright a farle le pulci evidenziando
copie non autorizzate di interi post seguite da
scuse improvvisate scritte rigorosamente in
caps,
copie non autorizzate di tracce musicali altrui che
ad altre signore hanno rovinato la vita e le finanze e più in generale una
scarsissima conoscenza della complessità dell'argomento.
La vita del blog anti-pirateria della musicista si è così esaurita
nello spazio di pochi post, con la diretta interessata che su Twitter ha
giustificato la chiusura con l'abuso subito da parte della
blogosfera, poco dopo aver annunciato la conclusione della sua carriera discografica. Rimangono ancora online i mix che l'artista ha realizzato partendo da materiale musicale che non le appartiene e su cui non sembrerebe detenere alcun diritto di distribuzione.
Della polemica tra Lily Allen e il resto del mondo digitale rimangono le macerie di una discussione senza sbocchi, come
spiega con la solita chiarezza Cory Doctorow su
Boing Boing. Una discussione in cui chi urla "al lupo al lupo" nel dibattito sul reale valore del copyright, in un mondo in cui
ogni interazione sociale coinvolge una qualche copia di unità di informazione, non fa altro che rafforzare la tesi secondo cui il diritto d'autore si sarebbe trasformato in un istituto priva di senso, impedendo quella che dovrebbe essere una condivisione di intenti tra chi il copyright vuole emendarlo salvandone i principi sacrosanti e chi invece seguita a impugnarlo come un dogma inviolabile senza il quale ci attende un
nuovo medioevo culturale.
Alfonso Maruccia