Alfonso Maruccia

Fenomenologia degli avvoltoi del P2P

Calano sugli utenti del file sharing per cibarsi delle loro sostanze, ma solo se le circostanze rendono l'operazione a prova di tribunale. Uno sguardo dall'interno grazie a documenti riservati

Roma - Viste più da vicino, le imprese economiche messe in piedi dallo studio legale inglese Davenport Lyons e dalla tedesca DigiProtect appaiono esattamente per quello che sono: un sistema di pressione articolato e ben rodato il cui unico scopo è mettere a frutto le abitudini degli utenti del file sharing, o perlomeno quelle di coloro che fossero malauguratamente incappati nelle maglie della allegra P2P-connection anglo-teutonica.

L'occasione di una visione privilegiata all'interno di queste attività è propiziata da un paio di documenti riservati messi a disposizione su Wikileaks e che descrivono nei particolari le modalità con cui si muovono i legali di Davenport Lyons e le fette della succosa torta dei riscatti recuperati dall'azione "anti-pirateria" di DigiProtect.

I famigerati mastini di DL, tanto per cominciare, tendono a classificare gli utenti da tartassare secondo una serie di "punti" relativi alle "circostanze" in cui ognuno di essi si trova: ogni vittima viene classificata con un punteggio che va da 0 a 10 secondo la sua ipotetica volontà di combattere la prevaricazione nelle sedi preposte. Chi risponde piccato e battagliero alla prima lettera di minaccia (che suona più o meno come "dacci i soldi o finisci in tribunale") non promette nulla di buono dal punto di vista dell'estorsione a mezzo copyright.
Le circostanze prese in esame per stabilire se vale la pena continuare con la pratica estorsiva includono le condizioni economiche della persona, l'età, l'eventuale difficoltà persecutoria perché la vittima è "fuori giurisdizione" e le possibili motivazioni con cui essa tende a difendersi come la violazione del router WiFi, l'infezione di un virus o l'assenza da casa al momento in cui sarebbe avvenuta presunta infrazione del copyright.

I dati svelati dal documento su DigiProtect sono - se possibile - ancora più interessanti, perché si parla espressamente di quattrini e in particolare come viene divisa la succosa torta del denaro riscosso con successo da chi decide di pagare dopo aver ricevuto il primo "avviso" dai "legali" di DL. Una volta che i detentori dei diritti accettano di girarne la proprietà a DigiProtect, l'azienda tedesca incassa il 51% dei ricavi delle azioni estorsive consegnando il resto a Davenport Lyons (37,5%), a DigiRights Solutions (11%) e infine agli ex-proprietari dei contenuti incriminati (di natura principalmente pornografica).

"Questi documenti confermano quello che si sospettava da tempo" dicono quelli di BeingThreatened.com, sito messo in piedi per supportare le vittime di DL e la società legale ACS:Law che ne continua l'opera persecutoria. "Questo schema non serve affatto per ottenere giustizia a favore dei detentori dei diritti - continuano da BT.com - ma è lì per riempire le tasche di società come DigiProtect sfruttando molte persone innocenti. Chiunque sia assegnatario di un indirizzo IP ha ragione di preoccuparsi di diventare vittima di queste pratiche di abuso, sia che si tratti di utenti del P2P o meno".

Alfonso Maruccia
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31 Commenti alla Notizia Fenomenologia degli avvoltoi del P2P
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  • scusate ma tutto ciò è vero?
    ci sono casi italiani di questa estorsione?
    come reagire?, visto che non si può essere sicuri dell'avvenuto torto- gli Ip cambiano sempre e non sono tracciabili con precisione- e non sempre si puo dimostrare la propria innocenza?
    chi comunica i dati del maltorto? le societa telefoniche?
    e se non si paga?
    se si paga si possono riceveere pero altre lettere di estorsione, che fare? persecuzione vita?

    scusate le 100 domande ma non ci ho capito molto.....grazie
    non+autenticato
  • Una fetta oggi un'altra domani.
    Oggi arrivano i sollecito della RAI a chi non è abbonato.
    Per non pagare offrono da firmare un documento:
    DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI ATTO DI NOTORIETA'
    "NOTORIET└?"
    Cosa c'entri non lo so, ma sicuramente servirà loro per incriminare chi lo firma coma Falso atto in documento pubblico, poichè chi firma dichiara "di non essere in possesso di alcun apparecchio atto o adattabile alla ricezione di programmi televisivi, compresi decoder multimediali ed altri apparecchi multimediali"
    La frase quindi non cita un apposito apparecchio, ma generalizza su diversi dispositivi, compreso computer o cellulare ecc ecc.
    Quindi ecco la prima "fetta" di tasse non dovute o non sempre dovuta, ma oggi si avvia ad essere obbligatoria anche per un eremita che però possiede (solo) un cellulare per chiamate di emergenza.
    Poi si è avviata la campagna anti P2P ma che in realtà non è contro il P2P ma è a favore poichè rappresenta l'occasione per altre tasse o estorsioni.

    Siamo solo all'inizio, continuando così chi non ha una alto reddito da poter pagare queste tasse vessatorie private o semi-private, dovrà sconnettersi senza neanche aspettare che qualcuno lo faccia per motivi punitivi e forse dovrà disfasi di tutti gli apparecchi elettronici TUTTI ...e forse non basterà nemmeno per non pagare la RAI.
  • Nell'articolo compare più volte il termine estorsione, non dimentichiamo che l'estorsione è il REATO di chi, con violenza o minaccia, costringe uno o più terzi a fare o ad omettere qualche cosa traendone un ingiusto profitto con altrui danno. Il reato è punito dall'art. 629 del Codice Penale
    non+autenticato
  • ma a prescindere dalla multa che dovrei pagare per il pornazzo scaricato, non si possono controdenunciare per pratica illecita, visto che vanno a sniffare sul mio traffico, pratica altrettanto illegale senza un mandato giudiziario?
    non+autenticato
  • Ma il vero demente è chi scarica, unicamente perchè dà lavoro a questa gente
    non+autenticato
  • - Scritto da: iride
    > Ma il vero demente è chi scarica, unicamente
    > perchè dà lavoro a questa gente

    Bisogna pur far girare l'economia no ?
    krane
    22544
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