Giorgio Pontico

Editoria, Time is coming

Il più vasto gruppo editoriale USA è pronto ad abbracciare le nuove tecnologie. Ma, come in tutto il settore, le abitudini sono dure a morire

Roma - Time Warner non vuole farsi trovare impreparata quando l'epoca della carta finirà e, per non dover trovarsi a dipendere solo ed esclusivamente dall'advertising online, ha rivelato di essere pronta ad affidare le proprie testate al paventato tablet di Apple o a suoi equivalenti. Una mossa con la quale, analogamente ad altri editori, spera di trovare riparo dalla tempesta che sta coinvolgendo il settore.

Da mesi ormai fioriscono quasi a cadenza fissa nuovi dispositivi di fruizione di contenuti proprietari commissionati anche dagli editori. Nel caso di Time Warner, che si aggiunge così alla lista di soggetti editoriali che nel corso del 2009 hanno scelto di tentare la via degli ereader, non sono ancora stati forniti ulteriori dettagli tecnici. Lo stesso tablet Apple non è mai stato confermato dall'azienda di Cupertino e rimane, almeno per ora, solamente un rumor.

L'annuncio della più grande casa editrice statunitense si colloca quindi in uno scenario più ampio: l'editoria cartacea sta lentamente declinando, spinta anche da un maggiore sensibilità nei confronti dell'ambiente, man mano che i nativi digitali aumentano e il computer diventa sempre più corsia preferenziale dell'informazione.

Le notizie vengono lette attraverso aggregatori di vario genere a discapito dei vettori tradizionali. Google News, per esempio, indicizza articoli provenienti da varie fonti e per questo da mesi è il bersaglio preferito di uno dei maggiori gruppi editoriali del mondo: Rupert Murdoch, chairman di NewsCorp, non si risparmia e continua a muovere accuse a BigG sostenendo che l'azienda di Mountain View ruberebbe contenuti per donarli illegalmente agli utenti. Danneggiando l'economia del settore che gira intorno alla pubblicità e a modalità di sottoscrizione a pagamento.

Come Murdoch anche altri editori stanno facendo i conti con il calo degli introiti provenienti dalla carta stampata, e piano piano si starebbero convincendo a fare i conti anche con il futuro. Se da una parte il tycoon australiano ha optato per la linea dura, altri editori come appunto Time Warner sembrano prediligere lo sviluppo di nuovi strumenti per far sì che le notizie rimangano letteralmente nelle mani degli utenti, la cui fame di informazioni, e di cultura in generale, non accenna invece a scemare.

Google, che per venire incontro alle richieste dei gruppi editoriali ha anche cambiato la policy di accesso alle news a pagamento, è doppiamente protagonista perché occupa una posizione trasversale in un quadro che tocca vari settori. Oltre ad avere attuato un'imponente opera di digitalizzazione con Books Search, è impegnata ormai da otre un anno in una battaglia legale con gli editori USA prima, e con il Dipartimento di Giustizia statunitense poi per alcuni dubbi sollevati sulla legalità del suo operato. BigG ha costruito un database da centinaia di migliaia di titoli non più tutelati dal diritto d'autore: sono andati a costituire una biblioteca virtuale definita da Sergey Brin come un'arca della cultura e come un pericolosissimo concorrente dai signori della carta stampata.

Cambiano le modalità e si affinano le tecniche ma l'idea che sta alla base del modo di fare degli editori rimane immutata: si interrogano su nuovi stratagemmi per rendere le news remunerative, insistendo su paradigmi che sembrano gradualmente perdere efficacia. Favoriscono un modello di business le cui fondamenta stanno inesorabilmente crollando sotto i colpi assestati dalle potenzialità della Rete.

Giorgio Pontico
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48 Commenti alla Notizia Editoria, Time is coming
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  • Potrei avere più informazioni su questo fenomeno?
    non+autenticato
  • In sostanza le fonti di introiti principali sono 2:
    1) pagamento diretto
    2) introiti pubblicitari

    Vogliamo dire che questi non sono sufficenti a dun giornale per fare dei buoni profitti ?

    Distinguiamo tra le news i periodici e altre pubblicazioni come i libri e opuscoli: i primi si possono avvantaggiare meglio delle inserzioni pubblicitarie, facendo pagare quindi meno direttamente e magari limitatamente a certe sezioni/servizi; i secondi ovviamente devono privilegiare il pagamento diretto.

    L' editoria elettronica inoltre puo' usufruire minori costi di pubblicazione rispetto a quella cartacea

    A èproposio dei diritti
    Un giornale puo' possedere l' ARTICOLO, che è la particolare forma in cui viene pubblicata l' informazione ma TRANNE nei casi in cui questa è frutto di un lavoro di indagine specifico, l' informazione in se non appartiene e NESSUNO.... anzi..... mi correggo: se riguiarda fatti, vicende eventi personali, allora le persone coinvolte perchè non potrebbero a loro volta invocare il diritto a delle royalties su fatti e vicende che li riguardano ? I giornali possono guadagnare sulle vicende personali della gente comune?
    Se non ci sono vantaggi reciproci i compensi dovuti ad una parte NON sono equi e quindi possono essere contestati.

    Esempio fallisce la mia ditta, la notizia va sui giornali. E perchè loro dovrebbero guadagnare sulle MIE disgrazie? Chi gliene da il diritto?
    Senza il mio fallimento non avrebbero avuto la notizia che ha fornuto di co tenuti, i soli che hano un VALORE, con i quali riempire il contenitore che in definitiva è solo un costo, anche se ben investito.
  • Se un gruppo nato dalla fusione tra un gruppo editoriale, un canale televisivo che era nato per essere globalizzato e all'avanguardia (CNN) e un grande internet provider (AOL) fa fatica a trovare la strada delle nuove tecnologie significa che certe abitudini sono proprio dure a morire
    guast
    1319
  • il lavoro di redattori, grafici, fotografi, impiegati di redazione, ricercatori, etc. va comunque pagato.
    Almeno se producono servizi utili.
    Se si usufruisce di un servizio [ giusto retribuirlo.
    non+autenticato
  • Certo che è giusto, chi dice il contrario: il punto è come deve essere stabilito il pagamento: quando una notizia (o un film, o una canzone, o un libro, o un software) può essere copiata infinite volte, non ha senso far pagare ogni singola copia (si pagherebbe un numero teoricamente infinito di volte, per un lavoro che non era affatto infinito); occorre trovare nuovi modelli commerciali, più adatti alla situazione: Google propone il modello basato sulla pubblicità, che, pur non essendo adatto a tutto, in molti casi funziona bene, ed è comunque un tentativo di sviluppo per realizzare il vero potenziale dei beni digitali; Apple, Amazon e Sony, invece, non solo non fanno il minimo tentativo di incoraggiare nuovi modelli economici, ma rallentano lo sviluppo, perchè si ostinano ad offrire modelli obsoleti, usando inganni ed artifici come il DRM per tenerli in piedi, e tentando di convincere gli utenti che quella è la via giusta, che i contenuti vanno pagati ogni volta: questo è semplicemente criminale.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > Certo che è giusto, chi dice il contrario: il
    > punto è come deve essere stabilito il
    > pagamento: quando una notizia (o un film, o una
    > canzone, o un libro, o un software) può essere
    > copiata infinite volte, non ha senso

    usufruisci di un servizio? paghi. il fatto che il contenuto sia replicabile non incide sulla questione. Si può opinare sul prezzo che si debba pagare per usufruire di quel servizio, non sul fatto che si debba pagare.

    > far pagare ogni singola copia (si pagherebbe un
    > numero teoricamente infinito di volte, per un
    > lavoro che non era affatto infinito); occorre
    > trovare nuovi modelli commerciali, più adatti
    > alla situazione: Google propone il modello basato
    > sulla pubblicità, che, pur non essendo adatto a
    > tutto, in molti casi funziona bene, ed è comunque
    > un tentativo di sviluppo per realizzare il vero
    > potenziale dei beni digitali;

    mi sembri uno di quelli che si lamenta della qualità di PI però si legge le notizie con AdBlock o simili. Se la questione (trovare nuovi modelli commerciali) fosse così semplice come la descrivi tu, pensi che tu molti non ci sarebbero buttati a pesce? ma si sa, tra il dire e il fare,...

    > Apple, Amazon e
    > Sony, invece, non solo non fanno il minimo
    > tentativo di incoraggiare nuovi modelli
    > economici, ma rallentano lo sviluppo, perchè si
    > ostinano ad offrire modelli obsoleti, usando
    > inganni ed artifici come il DRM per tenerli in
    > piedi, e tentando di convincere gli utenti che
    > quella è la via giusta, che i contenuti vanno
    > pagati ogni volta: questo è semplicemente
    > criminale.

    quantomeno opinabile. Per produrre i contenuti, ci vuole del lavoro che deve essere pagato. Vuoi tutto gratis? Poi però non lamentarti se i servizi (notizie, musica, film) che ricevi fanno ca**re.
    pippuz
    1260
  • - Scritto da: pippuz
    > quantomeno opinabile. Per produrre i contenuti,
    > ci vuole del lavoro che deve essere pagato. Vuoi
    > tutto gratis? Poi però non lamentarti se i
    > servizi (notizie, musica, film) che ricevi fanno
    > ca**re.

    Certo che va pagato, ma come mai lo pago anche se non ne usufruisco?

    Molti dei "servizi" da te citati hanno grossi incentivi statali, quindi la cosa non mi torna molto

    ps. per l'editoria si parla di milioni di euro, non a caso vengono stampati molte più copie di quelle vendute e regalate\buttate
    harvey
    1481
  • > Certo che va pagato, ma come mai lo pago anche se
    > non ne
    > usufruisco?

    perché, a torto o ragione, rientra nella tipologia di servizi che si *devono* avere per il bene della società. Per dire, sono anni che non mi ammalo, eppure pago (con le mie tasse) la spesa sanitaria. Pago senza usufruirne, ciononostante ritengo sia giusto così.

    > Molti dei "servizi" da te citati hanno grossi
    > incentivi statali, quindi la cosa non mi torna
    > molto

    la sanità, per esempio, è finanziata con le tasse. Ciononostante, (quasi) ogni volta che si usufruisce di una prestazione medica, si paga il ticket. So what?

    > ps. per l'editoria si parla di milioni di euro,
    > no5n a caso vengono stampati molte più copie di
    > quelle vendute e regalate\buttate

    che ci siano delle storture (vero, "Libero"?) da eliminare, non c'è dubbio. Non per questo bisogna buttare il bambino con l'acqua sporca.
    pippuz
    1260
  • - Scritto da: pippuz
    > perché, a torto o ragione, rientra nella
    > tipologia di servizi che si *devono* avere per il
    > bene della società. Per dire, sono anni che non
    > mi ammalo, eppure pago (con le mie tasse) la
    > spesa sanitaria. Pago senza usufruirne,
    > ciononostante ritengo sia giusto
    > così.

    Ma se mi ammalo il servizio e' per buona parte gratuito, invece per l'editoria vogliono guadagnarci da entrambi i lati. Troppo comodo, non trovi?

    > la sanità, per esempio, è finanziata con le
    > tasse. Ciononostante, (quasi) ogni volta che si
    > usufruisce di una prestazione medica, si paga il
    > ticket. So
    > what?

    Perche' e' scontata. E soprattutto si parla di cose che hanno costi totalmente differenti. Un operazione costa migliaia di euro, un giornale no!


    > che ci siano delle storture (vero, "Libero"?) da
    > eliminare, non c'è dubbio. Non per questo bisogna
    > buttare il bambino con l'acqua
    > sporca.

    No, ma quando fanno i furbi e' proprio il momento per ribadire che sono un servizio pagato dallo stato, quindi stiano calmi. Se vogliono fare opere speculative, che rinuncino ai finanziamenti.
    harvey
    1481
  • > Ma se mi ammalo il servizio e' per buona parte
    > gratuito, invece per l'editoria vogliono
    > guadagnarci da entrambi i lati. Troppo comodo, non trovi?

    gratuito nel senso che non paghi le tasse?

    > Perche' e' scontata. E soprattutto si parla di
    > cose che hanno costi totalmente differenti. Un
    > operazione costa migliaia di euro, un giornale
    > no!

    se intendi per "giornale" l'oggetto fisico, posso anche darti ragione, ma quello non è il giornale. Il "giornale" è la redazione, lo stipendio dei giornalisti, dei correttori di bozze, delle rotative, del server web, dei computer, delle auto per spostarsi... o credi che se per fare quel pezzo di carta basti un euro?

    > No, ma quando fanno i furbi e' proprio il momento
    > per ribadire che sono un servizio pagato dallo
    > stato, quindi stiano calmi.

    Allora che si elimini quelle testate che fanno i furbi. Ciò non toglie che chi fa il proprio lavoro ha tutto il diritto di essere pagato. Fino a pochi anni fa, i contributi erano gli stessi, ma non avevi l'aggravio dato dal rendere disponibile il giornale su internet (aggiornamento continuo, server, grafici, webmaster, giornalisti in più, correttori di bozze in più). Pensi che non sia giusto pagare per questo servizio (considerando che leggendo il giornale online non compri, verosimilmente, l'edizione cartacea?)
    pippuz
    1260
  • - Scritto da: pippuz
    > se intendi per "giornale" l'oggetto fisico, posso
    > anche darti ragione, ma quello non è il giornale.
    > Il "giornale" è la redazione, lo stipendio dei
    > giornalisti, dei correttori di bozze, delle
    > rotative, del server web, dei computer, delle
    > auto per spostarsi... o credi che se per fare
    > quel pezzo di carta basti un
    > euro?

    Quindi secondo te fare il giornale (curarlo, stamparlo) costa più che curare una persona?
    Allora non mi spiego proprio come fanno a campare quei poveri martiri dei giornalisti.....

    > Allora che si elimini quelle testate che fanno i
    > furbi. Ciò non toglie che chi fa il proprio

    Non succederà mai

    Se non vogliono essere su internet lo possono fare, non ci vuole molto
    harvey
    1481
  • > Quindi secondo te fare il giornale (curarlo,
    > stamparlo) costa più che curare una
    > persona?

    ma cosa c'entra?

    > Se non vogliono essere su internet lo possono
    > fare, non ci vuole
    > molto

    Devi decidere tu per loro? E se vogliono invece restarci e per questo farsi pagare? chi sei tu per decidere che non possono farlo?
    pippuz
    1260
  • - Scritto da: pippuz
    > Devi decidere tu per loro? E se vogliono invece
    > restarci e per questo farsi pagare? chi sei tu
    > per decidere che non possono
    > farlo?

    Posso benissimo dire:
    1 che i finanziamenti devono essere rivisti, epurandole dalle finte vendite (con sanzioni, visto che si parla di TRUFFA)
    2 io non comprerò questi servizi, quindi se poi chiudono non si vadano a lamentare
    harvey
    1481
  • > Posso benissimo dire:
    > 1 che i finanziamenti devono essere rivisti,
    > epurandole dalle finte vendite (con sanzioni,
    > visto che si parla di
    > TRUFFA)

    giustissimo, sono d'accordo

    > 2 io non comprerò questi servizi, quindi se poi
    > chiudono non si vadano a
    > lamentare

    sta nel tuo potere di consumatore, anche se dimostra che non vuoi pagare per dei servizi di cui usufruisci, cosa, imho, assurda.
    pippuz
    1260
  • Fondamentalmente, la vecchia abitudine è una sola: pensare di poter trattare i beni digitali come se fossero beni materiali, e di vendere le informazioni come venderesti le patate: finchè l' informazione era abbinata ad un supporto fisico (giornale, disco, cassetta) il giochetto poteva ancora funzionare, ma ora non ha più senso.

    Eppure questa vecchia abitudine è dura a morire, e temo che molti editori preferiranno fallir piuttosto che rinunciare ad essa.

    La cosa veramente triste è vedere come Amazon, Apple, Microsoft, Sony ed altri, invece di innovare e di favorire il cambiamento, progettano tecnologie assurde per tentare di tenere in vita questo vecchio modello economico. Finora, l' unica grossa azienda che sta facendo qualche tentativo per far crollare il modello vecchio e per realizzarne uno nuovo è Google, e deve muoversi con molta cautela, scontrandosi quotidianamente con le ire degli editori.
    non+autenticato
  • Ma piantala di sparare cazzate, il lavoro della gente va retribuito! Cos'è 'sta smania di avere tutto gratis?
    ruppolo
    33147
  • Sei patetico, non hai argomenti, non leggi neanche i post completi, e ti metti ad insultare.
    non+autenticato
  • Giusto!
    I folletti che duplicano i bit e li spostano per i tubi e tra i dischi vano retribuiti per il loro duro lavoroCon la lingua fuori
    Funz
    12988
  • - Scritto da: ruppolo
    > Ma piantala di sparare cazzate, il lavoro della
    > gente va retribuito! Cos'è 'sta smania di avere
    > tutto gratis?

    E chi dice niente?
    Il lavoro deve essere retribuito eccome.
    Solo che le notizie non sono lavoro.
  • > E chi dice niente?
    > Il lavoro deve essere retribuito eccome.
    > Solo che le notizie non sono lavoro.

    le notizie, a mio modo di vedere, possono essere considerate alla stregua di un servizio. Per dare un servizio, bisogna che qualcuno lavori, affinché questo accada, bisogna pagarle.

    L'a differenza più importante fra un qualsiasi servizio e quello fornito dalle notizie è che quest'ultime sono indispensabili al funzionamento corretto della democrazia, per cui sono, di fatto, un bene irrinunciabile. Avere notizie pessime in cambio della gratuità non è, imho, la strada corretta.
    pippuz
    1260
  • Visto che in italia i soldi ai giornali vengono prelevati dalle tasse, si mi aspetto di vederli gratis

    In più nel sito della mia città trovo già gran parte degli articoli dei giornali locali direttamente scansionati e disponibili online
    harvey
    1481
  • - Scritto da: ruppolo
    > Ma piantala di sparare cazzate, il lavoro della
    > gente va retribuito! Cos'è 'sta smania di avere
    > tutto
    > gratis?


    E chi dice che non vadano pagati? Solo che a me (e a molti altri) non sta bene dover comprere un lettore diverso (con annessi lucchetti DRM) per ogni editore sulla supeficie terrestre, prima ne fanno uno veramente universale, poi IO lo comprerò (e penso anche molti altri) e pagandoci anche sopra qualche abbonamento, pensa un pò...
    non+autenticato
  • > Solo che a me
    > (e a molti altri) non sta bene dover comprere un
    > lettore diverso (con annessi lucchetti DRM) per
    > ogni editore sulla supeficie terrestre, prima ne
    > fanno uno veramente universale, poi IO lo
    > comprerò

    Lo stesso dicasi per i formati. Che senso ha avere 10000 formati diversi? Un formato unico e standard in cui non ci sia nemmeno l'ombra del DRM.

    > (e penso anche molti altri) e pagandoci
    > anche sopra qualche abbonamento, pensa un
    > pò...

    Abbonamento che dovrà avere costi ragionevoli trattandosi di beni immateriali e duplicabili a costo quasi zero.