massimo mantellini

Contrappunti/ Libera Wikileaks in libero stato

di M. Mantellini - Il ruolo del sito delle rivelazioni scottanti è quello di capovolgere i ruoli e le dinamiche dell'informazione. Ma è un ruolo che può essere giocato solo assieme al resto della squadra, giornalismo compreso

Contrappunti/ Libera Wikileaks in libero statoRoma - Due o tre cose che penso di Wikileaks. Wikileaks, come sapete, è un sito che si occupa di pubblicare in rete documenti scottanti di varia natura. Fino a qualche mese fa si trattava di una pagina web quasi per addetti ai lavori, dove giornalisti di tutto il mondo trovavano spunti e materiale per i propri articoli. Per esempio circa un anno fa Wikileaks pubblicò migliaia di trascrizioni dei messaggi trasmessi da molti apparati elettronici (in gran parte pager) il giorno dell'attacco alle Torri Gemelle: i tabulati contenevano in grandissima parte messaggi di scarso interesse, ma la sola esistenza di questo archivio, raccolto non si sa bene da chi, sollevava interrogativi importanti sull'enorme apparato di controllo esistente sulle comunicazioni del territorio americano già in epoca precedente all'11 settembre.

Negli ultimi mesi Wikileaks, per danno o per fortuna, è diventato molto famoso e frequentemente citato anche dal giornalismo mainstream: gli ultimi due casi, giunti sulle pagine dei quotidiani e dei siti web di tutto il mondo sono quello di Collateral Murder (video di un crudo attacco da parte di due elicotteri Apache americani contro civili in Iraq), e quello recentissimo della pubblicazione di migliaia di documenti segreti sulle attività di guerra in Afghanistan (i cosiddetti Afghan War Diary). In particolare questi ultimi hanno definitivamente cambiato le carte in tavola del panorama informativo nel momento in cui tre grandi ed autorevoli giornali (il New York Times, il Guardian e il settimanale Der Spiegel) hanno pubblicato in contemporanea inchieste molto estese originate dal materiale raccolto da Wikileaks.

Il primo aspetto interessante è proprio questo: la fonte controlla la notizia. Fino a ieri accadeva il contrario. Un piccolo sito web gestito da 5 persone e con un unico uomo copertina (l'attivista australiano Julian Assange, anima del progetto, in questo periodo intervistato dai media di tutto il mondo) non solo diventa il collettore di informazioni riservate (sono attesi per le prossime settimane documenti sullo scandalo BP) che giungono via Internet, ma è in grado di gestire il flusso informativo mantenendone il sostanziale controllo. In una sorta di inedita inversione delle parti Wikileaks (e dietro di lei l'azione collaborativa dei cittadini) detta l'agenda e il giornalismo segue. Nel caso del drammatico video girato a Baghdad, Reuters aveva chiesto per molto tempo che in base alla normativa USA vigente il materiale sull'attacco degli elicotteri Apache fosse reso pubblico: invano. Wikileaks lo ha semplicemente pubblicato in Rete.
La logica di Wikileaks del resto è perfettamente aderente allo spirito della Rete: ne riassume grandi pregi ed enormi rischi. Libera, con la collaborazione di tutti, risorse informative che diversamente sarebbero rimaste bloccate dai tanti ingranaggi del potere, ma si presta anche a strumentalizzazioni e doppi giochi. Proprio per questo l'alleanza con il miglior giornalismo di inchiesta è non solo utile ma vitale: nessuna esperienza di rete partecipata potrebbe dedicare tempo e risorse al controllo delle fonti come è accaduto nel caso dei War Diary. Contemporaneamente la Rete impone la sua declinazione di trasparenza che non prevede mediazioni giornalistiche forti, ma spesso cinica e piana esposizione delle notizie. E forse un simile collettore di fonti potrebbe domani intersecare la propria attività anche con altre iniziative giornalistiche a controllo popolare come ProPubblica.

Per queste ragioni oggi Wikileaks è fonte di preoccupazione da parte di quasi tutti i poteri forti, a partire dal governo USA, ed è nemmeno troppo nascostamente detestato da molta stampa mondiale (in Usa sia il Wall Street Journal che il Washington Post ne parlano malissimo) che, come spesso accade, sembra più sensibile alla invasione del proprio campo che non alle speranze di verità dei suoi lettori.

Come molte importanti esperienze di rete, Wikileaks incarna anche una formidabile fragilità: avvocati, minacce e pressioni forti potrebbero farla tacere in un attimo. Non casualmente proprio in questi giorni, come nelle migliori trame spionistiche, Assange ha messo online (sul sito degli Afghan War Diary di Wikileaks e nei circuiti torrent) un misterioso documento chiamato "Insurance file", il cui codice di decodifica potrebbe essere diffuso nel caso di una sua scomparsa. Ma quella stessa fragilità, fatta di un piccolo progetto collaborativo itinerante, basato su finanziamenti dei lettori e sul lavoro di un piccolo gruppo di volontari, è la forza dei progetti di rete basati sulla condivisione e sulla semplice duplicazione dei contenuti.

La collaborazione di progetti simili con il miglior giornalismo (quest'anno una giornalista di ProPublica, Sheri Fink, ha vinto il Premio Pulitzer con una inchiesta pubblicata dal New York Times ma finanziata dai lettori) è una delle chiavi di volta ed è uno dei tanti meriti non detti della crescita della rete Internet. È come se gli editori, di fronte all'evidenza delle notizie, si liberassero un po' dalla stretta asfissiante dei grandi investitori e della politica che li opprime per tornare a parlare direttamente ai propri lettori.

Dall'altro lato su temi importantissimi e centrali per le democrazie come il giornalismo di inchiesta, nessun meccanismo di rete di quelli che contribuiscono all'emersione delle migliori notizie potrebbe da solo creare una scaletta ragionevole delle notizie. La Rete collabora e diffonde informazioni: la stampa accetta di fare forse un passo indietro nel suo ruolo di essenziale megafono, ma assume una chiara ed inestimabile funzione di filtro per tutti noi.

Massimo Mantellini
Manteblog

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16 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Libera Wikileaks in libero stato
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  • il web2.0 è fatto di grossi siti e di fruitori ridotti al ruolo di meri consumatori.

    L'internet dei protocolli, quelli p2p, usenet irc ftp etc, si e' ridotta ai mega siti, google fb youtube ma anche wikileaks, thepiratebay con i torrent da cercare ma sempre dal web... non va per niente bene. Stiamo tornando al modello di compuserve, altro che "inter-net".

    Wikileaks come thepiratebay può certamente essere un sito eroico, ma a rischio continuo di oscuramento.

    Forse siamo una generazione troppo stupida per tornare ai protocolli? Meglio tenere in vita i vari DHT, freenet i2p tor e i p2p, e magari cerchiamo alternative anche per il network a livello fisico. E' comunque un'interessante sfida a livello tecnologico, e a livello politico... non si sa mai.
    non+autenticato
  • Da una parte sono contento di cosa sia riuscito a fare.
    Però vedo un sito portato isolato avanti da poche persone che è diventato un bersaglio.

    Indymedia ha lo stesso potenziale, ma non ha punti di riferimento. Di tanto in tanto il governo italiano cerca di sequestrare qualchee server, ma non può fermarla.

    Questo tipo di infromazione è fondamentale per la democrazia. Ma siamo ancora in una situazione in cui c'è bisogno di eroi ?
    guast
    1319
  • - Scritto da: guast
    > Indymedia ha lo stesso potenziale, ma non ha
    > punti di riferimento.

    E soprattutto è politicizzata
  • "Proprio per questo l'alleanza con il miglior giornalismo di inchiesta è non solo utile ma vitale: nessuna esperienza di rete partecipata potrebbe dedicare tempo e risorse al controllo delle fonti come è accaduto nel caso dei War Diary. "

    "La Rete collabora e diffonde informazioni: la stampa accetta di fare forse un passo indietro nel suo ruolo di essenziale megafono, ma assume una chiara ed inestimabile funzione di filtro per tutti noi."
    pippuz
    1251
  • La premessa sulla quale poggia la tesi è sicuramente discutibile. Quando si afferma che <<è un ruolo che può essere giocato "solo" assieme al resto della squadra...>> mi sento di opporvi le parole di Margaret Mead: "Non dubitate mai del fatto che un piccolo numero di persone impegnati possano cambiare il mondo. In realtà è sempre stato così".
    Anche se il contesto di questa ultima affermazione è tutt'altro che giornalistico, a wikileaks si dovrebbe riconoscere il merito di innovatore anticonformista.
    La grande maggioranza delle testate giornalistiche non ha interesse che certe verità vengano fuori. Dietro ad esse ci sono strutture che rispondono in ultima istanza a qualche potere politico o economico.
    E' certamente necessario oltre che legittimo chiedersi se wikileaks è in grado di assicurare un indipendenza maggiore rispetto ad altre pubblicazioni, ma anche una professionalità a misura delle informazioni con cui può venire a contatto. In questo senso avrà anch'essa dei limiti, a cominciare dalla struttura molto ridotta del gruppo dirigente.
    Sembra tuttavia che un atteggiamento più apprezzabile delle altre testate dovrebbe essere più partecipativo, più propositivo e meno radicalmente critico. Invece sembra prevalere l'atteggiamento di chi difende il proprio campo, invaso da qualche impudente giornalista che diffonde notizie irresponsabili!
    Penso che il ruolo, idealmente dovrebbe essere giocato assieme al resto della squadra, ma se il resto della squadra continua ad atteggiarsi in un certo modo, diventa improbabile condividere il ruolo stesso. Ho la sensazione che il lettore potrebbe preferire che wikileaks vada avanti, anche da sola in attesa che le altre testate tornino ad atteggiamenti più conciliabili.
    non+autenticato
  • definire giornalismo certa stampa è altamente improprio, molta "stampa" è solo servizio di trasmissione veline preconfezionate da altri, o al massimo messa in campo di campagne volte a orientare l'opinione pubblica, sempre a vantaggio di taluni e a svantaggio di talaltri.
    pochi i reali giornalisti, ormai imbavagliati e limitati nella blindatura delle fonti (vedi giornalismo di guerra in Iraq e Afghanistan, vedi leggi anti-intercettazioni, vedi l'eterno segreto di stato che copre da più di cinquant'anni massacri e sporcizia)
    wikileaks è quel che resta del vero giornalismo, almeno una parte di esso, il tentativo della liberazione delle fonti dal controllo "altrui", ovvero organismi realmente antidemocratici, poli di potere delle società moderne.

    speriamo che duri, ma speriamo soprattutto che ne nascano sempre di nuove..
    non+autenticato
  • Pubblicare documenti riservati mettendo a rischi l'incolumità dei malcapitati che in quei documenti sono citati non mi sembra gran giornalismo. Mi sembra banditismo.
    Il giornalismo sarebbe un'altra cosa, ormai sconosciuta ai più.
    non+autenticato
  • "Per queste ragioni oggi Wikileaks è fonte di preoccupazione da parte di quasi tutti i poteri forti".
    Stampa tradizionale e lecchini a corredo compresi!
    non+autenticato
  • straquoto !
    non+autenticato
  • Chiedetevi perché la famosa legge bavaglio non serve a un caxxo: le intercettazioni, invece di passare dai giornalisti, andranno dritte su Wikileaks.
    E adesso chiedetevi chi è che sta facendo tanto casino per questa legge inutile: i giornalisti, che così perdono parte del loro potere nel gioco delle parti.
    Quello che dobbiamo sperare è solo che gli stessi che prima passavano le intercettazioni ai giornalisti, sappiano cosa sono PC, internet e Wikileaks...
  • - Scritto da: Momento di inerzia
    > Chiedetevi perché la famosa legge bavaglio non
    > serve a un caxxo: le intercettazioni, invece di
    > passare dai giornalisti, andranno dritte su
    > Wikileaks.

    Sbagliato: le intercettazioni, con la nuova legge, non le faranno proprio. È questo il problema, vedi interventi di Piero Grasso e altri.

    Altra cosa: se finiscono su Wikileaks, lo vengono a sapere il 3% (se va bene) degli italiani. Già siamo in un regime informativo, ma anche questo sarebbe troppo.
    pippuz
    1251
  • - Scritto da: pippuz
    > Sbagliato: le intercettazioni, con la nuova
    > legge, non le faranno proprio. È questo il
    > problema, vedi interventi di Piero Grasso e
    > altri.

    Mah, guarda, se proprio devono violare la legge passando delle intercettazioni che non dovrebbero passare, possono pure violarla facendo delle intercettazioni che non dovrebbero fare.
    Tanto sono convinto che già ora facciano molte più intercettazioni di quelle autorizzate

    > Altra cosa: se finiscono su Wikileaks, lo vengono
    > a sapere il 3% (se va bene) degli italiani. Già
    > siamo in un regime informativo, ma anche questo
    > sarebbe
    > troppo.
    La libertà è una conquista quotidiana.
    Se te la fai portare via, non la meriti.
    Io alla gente che conosco sto cercando di far conoscere questo sito.
    Se poi non vogliono ascoltare, caxxi loro.
  • Il fatto che si possa aggirare la legge bavaglio non significa che sia giusta, e che i giornalisti non debbano protestare perchè gli si toglie uno degli strumenti per lavorare (che hanno i loro colleghi in tutto il mondo)...
  • - Scritto da: desyrio
    > Il fatto che si possa aggirare la legge bavaglio
    > non significa che sia giusta

    Non ho detto questoOcchiolino
  • - Scritto da: Momento di inerzia
    > Chiedetevi perché la famosa legge bavaglio non
    > serve a un caxxo: le intercettazioni, invece di
    > passare dai giornalisti, andranno dritte su
    > Wikileaks.
    Illuso. Prima o poi bloccherannno l'IP di WikiLeaks e solo quei quattro gatti che hanno voglia di lavorare su Tor e tunneling la potranno leggere
    guast
    1319
  • - Scritto da: guast
    > Illuso. Prima o poi bloccherannno l'IP di
    > WikiLeaks e solo quei quattro gatti che hanno
    > voglia di lavorare su Tor e tunneling la potranno
    > leggere

    E' l'unica cosa di cui ho veramente paura ogni volta che leggo che possono bloccare interi siti perché gli prude il dito mignolo quando piove...