Roma - Un impiegato di Apple è stato
accusato di aver ricevuto mazzette da alcuni fornitori asiatici: Cupertino e il suo rapporto con la riservatezza e la capacità degli impiegati di mantenere i segreti sembrano continuare a non essere protetti da una buona stella.
Al centro della vicenda, che ha connotati molto meno casuali dell'
affaire Gizmodo, il manager di medio livello Paul Shin Devine, 37enne e da cinque a Cupertino.
Già arrestato, l'uomo si sarebbe garantito, secondo i 23 capi di accusa contestategli,
tangenti per un valore di un milione di dollari: avrebbe raccolto, grazie alla sua posizione,
informazioni riservate sui prodotti Apple per rivenderle poi ad alcuni fornitori di accessori iPhone e iPod che le utilizzavano per contrattare condizioni più convenienti con Cupertino.
I soldi venivano ricevuti da Devine sia personalmente, nell'occasione dei suoi viaggi in Asia, sia attraverso una rete di conti off-shore e attraverso una società fittizia.
Coinvolto nel caso anche il cittadino di Singapore Andrew Ang, impiegato di un fornitore di Apple. I nomi delle aziende che erogavano le mazzette, invece, non sono stati divulgati ma secondo il
Wall Street Journal coinvolte
sarebbero, tra l'altro, la coreana Cresyn, la cinese Kaedar Electronics e l'azienda di Singapore Jin Mould Manufacturing.
"Avendo gli standard etici più alti nel fare il nostro lavoro - ha
dichiarato un portavoce di Cupertino - non tolleriamo comportamenti disonesti perpetrati dentro o fuori la nostra azienda".
Cupertino ha presentato anche una causa civile contro Devine per i danni subiti.
Claudio Tamburrino