Roma - Il Ministero dello Sviluppo economico, ormai vacante da mesi e guidato ad interim dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e, di fatto, dal Viceministro della comunicazioni Paolo Romani,
ha reso noto che gli
attesi 800 milioni di euro, che sarebbero dovuti servire per dare il via alla riforma infrastrutturale per estendere la diffusione della banda larga in Italia, si sono ridotti a 100.
Bloccati, apparentemente, dal CIPE (Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica),
forse sospesi in attesa di una
ripresa economica, per alcuni mai realmente esistiti (ma solo calcolati virtualmente), questi 800 milioni sembravano fin dall'inizio
destinati alla decimazione come i 600 cavalieri britannici della
battaglia di Balaclava: colpiti a destra e a manca, cannoneggiati dai nemici e chiusi in una strettoia (questa volta digitale) ne sono sopravvissuti pochissimi.
La nuova cifra
accompagna la considerazione che la banda larga non rappresenti più una priorità per il governo, e lascia tutti gli osservatori insoddisfatti: sono ritenuti del tutto insufficienti per risolvere il problema del digital divide. Potrebbe addirittura
acuirlo potendo agire solo su alcune zone, nello specifico alcuni distretti industriali individuati da Confindustria e dal Ministero e da attribuire su base regionale.
Questi 100 milioni, tra l'altro,
sembrerebbero già comprendere i cofinanziamenti delle regioni, cui il ministero vacante ha fatto ideale appello per colmare le mancanze e cui spetterebbero la richiesta e la gestione dei programmi per sviluppare le risorse infrastrutturali nazionali.
A rendere più grave la situazione, il fatto che sembrerebbe non esserci l'asta sulle frequenze lasciate libere a seguito del passaggio al digitale terrestre, che sono state invece in parte destinate dal Ministero dello Sviluppo Economico proprio al gruppo Mediaset per sperimentare nuove soluzioni in HD per la TV tradizionale.
Il tutto confermerebbe le accuse che ad agosto il Presidente dell'Agcom
ha lanciato: un grave rischio per l'Italia, che sembra non voler salire sul treno della connessione.
Claudio Tamburrino