Gabriele Niola

WebTheatre/ Meryl Streep a Web Therapy

di G. Niola - Un altro campo da gioco che ha regole e libertÓ diverse rispetto a quello del cinema. E non si tratta semplicemente di una occasione per fare marketing

Roma - Quello di Web Therapy è un successo di cui si è parlato molte volte in queste pagine, dal suo esordio (a ridosso dell'uscita di una serie televisiva dal tema affine) ai fasti degli Streamy's. La serie di e con Lisa Kudrow è stata una delle prime ad avere al centro un nome e un volto noti e ad applicare una politica di sponsorizzazione forte e invisibile. La webserie infatti è interamente sovvenzionata da Lexus, azienda i cui prodotti non compaiono mai, ma che di contro ospita i video in forma esclusiva (a parte un recente accordo con Hulu) sul proprio sito. Scelta audace, quella di non distribuire gli episodi su tutte le altre piattaforme e possibile solo in casi come questo, cioè in casi in cui ci sono un volto e un nome spendibile che possono da soli attirare. Non si tratta quindi di andare a prendere, come spesso fanno i contenuti in rete, ma di richiamare a sé. Logico quindi che si scelga una protagonista nota e la si inviti a mettersi accanto altri nomi noti.

Web Therapy


Arrivate alla terza stagione e con un accordo siglato con il canale televisivo Showtime (lo stesso di Dexter) per la messa in onda dei suoi episodi accorpati a gruppi di tre (in modo da arrivare ad una durata di circa 30 minuti), le terapie a mezzo web di Lisa Kudrow hanno potuto vantare in questi due anni diversi ospiti o pazienti d'eccezione. Nell'altra finestra Skype del desktop dell'analista Fiona Wallace ci sono stati, tra gli altri, Jane Lynch, Alan Cumming, Selma Blair e la friend Courtney Cox.
Nulla però a paragone del suo ultimo paziente. Il 12 novembre è infatti andato online il terzo dei rituali tre episodi (ogni cliente ha tra puntate ad egli dedicate) che vedevano la terapista alle prese con Camilla Bowner, anch'essa terapista (ma del sesso eterosessuale), incaricata di risvegliare l'interesse per l'altro sesso del marito della psichiatra. Camilla Bowner era interpretata da Meryl Streep, il nome più riconoscibile ma al tempo stesso il più impressionante e blasonato dello spettacolo mondiale.
Universalmente riconosciuta come "la miglior attrice vivente", detentrice del record di nomination agli Oscar (ma non di vittorie perché le prime le decidono i colleghi e le seconde un panel diverso) e instancabile macina da successi anche ad oggi (Il diavolo veste Prada e Mamma Mia! sono solo due degli ultimi trionfi), Meryl Streep non solo ha accettato la partecipazione e il lavoro in una serie per la rete ma si è anche impegnata. Non è venuta in vacanza, ha dato vita ad un personaggio complesso, ha utilizzato tutte le armi del mestiere in una situazione non facile (un dialogo in certi punti anche emotivamente forte fatto di piani d'ascolto e impossibilità di avere contatto fisico con l'altro), non ricorrendo mai a maschere o personaggi già noti ma lavorando di fino. Meryl Streep insomma non ha fatto Meryl Streep, non ha utilizzato trucchi che si poggiassero su ciò che già le abbiamo visto fare, ha semplicemente tirato fuori qualcosa di nuovo e diverso.

Ovviamente per l'occasione le battute e le situazioni più divertenti erano lasciate al paziente mentre Lisa Kudrow faceva la spalla più del solito, ma anche i riferimenti sessuali (specie quelli che coinvolgono la religione nel secondo episodio) non sono di quelli che si sentono spesso e vederli in bocca ad un'attrice mainstream fa ancora più impressione, ricorda ancora di più come siamo in un altro campo da gioco che ha regole e libertà diverse.
Dire se questo avvenimento significherà qualcosa è prematuro. Di certo con la sua presenza, il suo impegno e il suo risultato (i 25 minuti totali dei tre episodi sono godibilissimi e in un certo senso sono ottimi per chi è digiuno di questo tipo di prodotti) Meryl Streep potrebbe nobilitare questo tipo di produzioni agli occhi di chi non le considera, e sicuramente già il circolare della notizia ha fatto buona parte del lavoro. Per la prima volta sul sito di Web Therapy abbiamo visto un trailer e una clip con gli errori fatti, insomma una moltiplicazione dei prodotti che non si fermasse ai soli tre episodi.
Già in passato avevamo notato come gli attori più in vista cerchino l'online e come lo facciano senza scienza ma più come operazione di marketing, allo stesso modo in cui in passato si sono cercate le pubblicità o i videoclip. La Streep sembra invece mostrare che si possono cercare le webserie come oggi si cercano i serial televisivi, per passione oltre che per richiamo. Fare cose di nicchia, fare cose belle, farle liberamente e senza eccessive pressioni.

WEB THERAPY EPISODIO 46 - CAMILLA BOWNER PARTE 1


WEB THERAPY EPISODIO 47 - CAMILLA BOWNER PARTE 2


WEB THERAPY EPISODIO 48 - CAMILLA BOWNER PARTE 3


Gabriele Niola
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