Alfonso Maruccia

ONU: una governance per Internet

L'Organizzazione delle Nazioni Unite si prepara a formare un nuovo gruppo di lavoro dall'obiettivo alquanto problematico: creare standard intergovernativi per regolamentare Internet

Roma - Il nuovo corso di Internet sorgerà presto per volontà degli stati membri dell'ONU. Le Nazioni Unite si preparano a regolamentare la rete delle reti come mai era stato fatto fino a ora, mentre la lista dei paesi promotori del nuovo gruppo di lavoro - Brasile, Cina, India e Arabia Saudita - lascia intendere che il modello di "controllo" sia molto meno libertario e democratico di quello attuale.

A spingere per la creazione del gruppo di lavoro è stato il Brasile, convinto sostenitore della necessità di "standard globali" accettati da tutte le nazioni e in grado di ingabbiare il moderno caos telematico in regolamentazioni e dispositivi legali ben definiti.
Nel burocratese delle Nazioni Uniti gli standard globali vengono descritti come uno strumento in grado di "fornire ai Governi una posizione paritaria nel mantenere i propri ruoli e le proprie responsabilità nel rispetto dei problemi di politica pubblica internazionale riguardante Internet ma non le questioni tecniche quotidiane e operative che non hanno conseguenze su tali problemi".

Passando dalla burocrazia ai fatti, alcuni osservatori sottolineano come certi governi sembrino pretendere una garanzia assicurativa contro i fenomeni di controinformazione à la Wikileaks, un vero e proprio "interruttore di Internet" da spegnere e accendere a proprio piacimento quando ce ne fosse la necessità o la convenienza a questo o quel regime politico. Una frenesia da regolamentazione telematica che scatena reazioni estremamente negative e la cui utilità sarebbe tutta da dimostrare nel concreto.
Gli standard di governance globale di Internet non piacciono proprio a nessuno, nemmeno a Google e al suo vate tecnologico Vint Cerf che parla di ingerenze governative indesiderate in un sistema di autoregolamentazione che ha sin qui favorito lo sviluppo e la crescita della rete telematica globale. Cerf - e Google - è a favore di un ruolo paritario con i governi mondiali quando si tratta di discutere la governance di Internet, anche se in definitiva "l'attuale approccio aperto, dal basso verso l'alto funziona proteggendo gli utenti dagli interessi acquisiti e permettendo un'innovazione rapida". Occorre combattere per mantenere tale approccio inalterato, conclude Cerf.

Alfonso Maruccia
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5 Commenti alla Notizia ONU: una governance per Internet
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  • Toh! E tutto d'un tratto,
    Assange sembra divenir cosa voluta..
    non+autenticato
  • Cos'ha internet che non va giù a questi paesi? Tra l'altro sembra una barzelletta considerando quanti attacchi informatici subiti da siti occidentali provengono dalla Cina.
    Poi considerando come, quando si tratta di regolamentare qualcosa, il criterio unico è la convenienza politica e mai l'interesse dei cittadini dire: lasciamo gestire internet a chi almeno lo fa per lavoro.
    Perché quando si parla dei problemi di internet la priorità non è certo wikileaks, ma la sicurezza e quella può essere fornita solo da chi fa i software, non da persone che spesso hanno solo una vaghissima idea di quello di cui parlano.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ces
    > Cos'ha internet che non va giù a questi paesi?

    onestamente credo niente. si tratta probabilmente di pressioni subite da "altri paesi" che vogliono il controllo ma non vogliono esporsi.
    prova ad immaginare il pandemonio che verrebbe fuori se a proporla fossero da subito us, uk, russia e affini (italia?), la cosa puzzerebbe molto di marcio no? pensa se la proponesse il pdl!
    quindi ecco, che con il solito modus operandi da filibustieri, i veri interessati alla cosa spingono avanti insospettabili nazioni a proporre la creazione di "enti di controllo", per poi saltare sul carrozzone senza dare sospetti all'opinione pubblica, onestamente molto più interessata a decidere quale cinepanettone andare a vedere per primo.
    non+autenticato
  • A parte che ormai l'onu conta come il due di picche quando la briscola è cuori, ma che cosa vogliono regolamentare? Sarà il solito carrozzone, tanto ci pensano già le majors e le telco (sì, anche loro... sono volati via come polvere i vecchi provider di una volta che ti vendevano la sola cosa che volevi da loro: l'accesso alla rete!) a regolamentare a loro immagine e somiglianza, tra DRM, discriminazione del traffico, negazione della privacy, disconnessioni, cartelli sulle tariffe, ecc.
    Poi per quei quattro politici o politicanti che ancora credono ad una rete fondata su principi costituzionali sani c'è sempre quell'altro carrozzone, l'Internet Governance Forum, dieci anni di belle parole e fatti ZERO mentre intanto nelle stanze dei bottoni si approvava il DMCA, la Urbani, la Hadopi, la Romani, il telecompackage, in arrivo LOPPSI, COICA, ACTA...

    sono amareggiato.
    non+autenticato
  • Certo che non ci si puo' fidare di nessuno... il Brasile prima da' il sostegno a wikileaks e ora vuole lo standard mondiale per poter controllare internet ? A questo punto forse gli utenti di tutto il mondo dovrebbero indire una conferenza mondiale per chiedere a gran voce che venga introdotto il principio di autoregolamentazione e non ingerenza degli stati nello strumento che permette concretamente di esercitare i propri diritti costituzionali di critica e di liberta' di espressione...che non possono venire imbrigliate dalle varie burocrazie statali....
    non+autenticato