Gabriele Niola

WebTheatre/ Come parlare in Rete

di G. Niola - NotorietÓ, comicitÓ e leggerezza: queste le caratteristiche per un talk show che funzioni online. Due esempi che segnano lo sviluppo del genere

Roma - Un po' tutti hanno provato a fare dei talk show per la rete, è un genere che da subito ha stimolato la fantasia di chi voleva o era costretto a pensare audiovisivo per internet. Eppure, nonostante questo, raramente la conversazione da studio ha funzionato, l'idea di sentire due persone parlare in maniera spontanea per un tempo inferiore ai 10 minuti sembrava non trovare una dimensione o un pubblico.
Il problema principale era il più prevedibile, ovvero che la rete non era un luogo appetibile per grandi star e un talk con sconosciuti non regge bene. E anche quando l'appeal della rete per le star (si parla sempre di Stati Uniti) è aumentato, ancor mancavano dei padroni di casa di livello, intervistatori in grado di attirare grandi nomi. Detto in parole povere i ragazzi che realizzano serie per la rete in maniera autonoma non potevano invitare una celebrity né potevano contare sulla compresenza nella medesima città.

Always Open


Insomma il talk show è un format che non è proibito alla rete ma che necessita di determinate condizioni per prendere quota. Nomi di richiamo e una location comoda per le star. Cose già vere per la televisione, alle quali internet pone un'ulteriore condizione: l'obbligo ad una leggerezza dei contenuti che non sia l'ironia di Leno o Letterman. Quello che solitamente si intende per leggerezza nei talk show infatti è un modo per far passare contenuti più seri, mentre in rete serve un'idea di comicità avvincente e sufficientemente demenziale per stimolare il click sul pulsante play di un video centrato su due persone che parlano.
╚ una questione di attenzione, l'attenzione necessaria a seguire una conversazione su temi seri (per quanto trattata ironicamente) e una sequenza di battute. Ad oggi in rete solo la seconda genera views.
Ora, dopo qualche anno di aggiustamenti, il format per un talk show vincente in rete sembra essere quello del comico noto che fa da intervistatore ad altri comici. Cioè non solo la celebrity che intervista la celebrity (doppio interesse) ma la celebrity che di lavoro fa il comico e che con la sua presenza assicura la gag.
Tra i primi ad aver sperimentato questo format con successo è stato Zach Galifianakis, a poco da quella che stava per diventare la sua consacrazione, ovvero il successo internazionale di Una Notte da Leoni.
Galifianakis ha cominciato con il suo Between Two Ferns una serie di appuntamenti più o meno continuativi (alle volte i buchi tra un episodio e il seguente sono molto lunghi) in cui realizza per il canale Funny Or Die delle paradossali interviste a personaggi noti.
In una maniera che ben si adatta allo spirito Funny Or Die, le interviste di Galifianakis non sono tali, cioè non sono vere conversazioni. Between Two Ferns in realtà è un finto talk show, non c'è nessuna chiacchiera, non esiste quel tipo di narrazione che rende il talk tale, solamente una serie di sketch in cui l'ambientazione è un presunto talk show.

Data la natura ibrida e il successo ricevuto (figlio sicuramente del successo cinematografico di Galifianakis) Between Two Ferns ha segnato lo sviluppo del genere, convincendo tutti che, almeno per il momento, sia questa la strada da percorrere.
Ne è segno l'arrivo di un'altra serie dal profilo alto, ospitata da un sito di produzione noto per i suoi exploit comici: CollegeHumor. Si tratta di Always Open with David Koechner.
David Koechner non è un nome noto ma un volto noto, essendosi guadagnato la sua riconoscibilità come caratterista comico in molti film di successo. In più, provenendo dall'ambiente degli stand up comedian statunitensi, ha conoscenze amicizie e legami con molti dei comici più importanti. Caratteristiche perfette per la gestione di un talk show.

A differenza di Between Two Ferns però Always Open è un vero talk show, ambientato in un luogo che non lo fa sembrare tale, traboccante di trovate comiche (in una specie di gara tra il comico intervistatore e quello intervistato) che cerca in tutti i modi di raccontare di qualcosa e quindi di assolvere la sua missione.
Gli ospiti delle prime tre puntate (Sarah Silverman, Jason Bateman e Will Arnett), hanno mostrato come lo spirito della serie sia radicalmente differente da Between Two Ferns. Nella serie di Galifianakis gli ospiti, che dovrebbero essere se stessi, in realtà recitano una parte, qui invece mostrano un lato della propria comicità che è quello più autentico, quello dell'improvvisazione e in questo senso sono più se stessi, senza uno script o un autore dietro. Come nei talk show.

BETWEEN TWO FERNS WITH ZACH GALIFIANAKIS - BEN STILLER


ALWAYS OPEN - JASON BATEMAN


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