Cristina Sciannamblo

Wikileaks, mobilitazioni in salsa Mastercard

Uno spot per comunicare le cifre sborsate da Wikileaks dopo la diffusione dei cablogrammi. E Assange minaccia di portare in tribunale Visa e Mastercard

Roma - Cosa fare se i maggiori servizi di pagamento congelano le transazioni destinate alla propria organizzazione? Secondo Wikileaks, produrre uno spot per incoraggiare l'individuazione di altri canali attraverso i quali inviare le donazioni potrebbe essere una soluzione. ╚ quanto ha concluso Wikileaks, con Assange protagonista di uno spot pubblicitario ispirato alla famosa campagna promozionale di MasterCard "Priceless".

Il video snocciola tutte le cifre che Assange e soci sono stati costretti a pagare dopo il terremoto provocato dalla pubblicazione dei famigerati cable: 5mila dollari (circa 3500 euro) per l'acquisto di 20 iPhone particolarmente sicuri, 1 milione (688mila euro) spesi in cause legali, 200mila dollari (137mila euro) per mantenere i server in oltre 40 paesi e, infine, 15milioni di dollari (oltre 10 milioni di euro) persi a causa del blocco dei conti da parte dei servizi bancari.

Si tratta di una cifra più che considerevole quella che, secondo i calcoli di WikiLeaks, sarebbe stata bloccata da intermediari come MasterCard, Visa e PayPal, che hanno proceduto al congelamento dei conti legati al sito di Assange. Uno spot concepito come una parodia che, però, rende bene l'idea dei numeri che circolano attorno a Wikileaks dal momento della sua esplosione.
Un blocco, quello effettuato dai questi servizi dedicati alle transazioni, che ha messo a dura prova la sopravvivenza del sito e per il quale Julian Assange minaccia di portare in tribunale i due maggiori responsabili: Visa e Mastercard.
WikiLeaks e il suo provider DataCell hanno lanciato un ultimatum alquanto deciso: se entro sei giorni le due aziende non sbloccheranno i conti, si aprirà la battaglia legale. Secondo l'accusa, il blocco delle donazioni che dal mese di dicembre colpisce Wikileaks violerebbe le leggi europee sulla concorrenza. Per questo motivo l'istanza legale sarà presentata presso la Commissione Europea.

Le transazioni destinate al sito delle soffiate erano state congelate dai servizi bancari su ordine delle autorità statunitensi. A seguire Visa e Mastercard nella chiusura dei fondi, si sono avvicendate in ordine sparso le azioni di Apple (che ha provveduto a eliminare un'app non ufficiale di Wikileaks per iPhone e iPad), Bank of America, Amazon e PayPal.

Cristina Sciannamblo
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