massimo mantellini

Contrappunti/ Quella brutta legge sui blog

di M. Mantellini - A oltre 10 anni di distanza scontiamo ancora le conseguenze della "riforma" dell'editoria del 2001. Adesso chi la promosse e sostenne dice di volerla cambiare. Meglio tardi che mai

Roma - Il giornalista e storico siciliano Carlo Ruta è stato infine assolto in Cassazione. Il suo blog, chiuso nel 2006 da un discusso intervento della magistratura, ha dovuto passare tutti i gradi di giudizio prima di essere considerato per quello che è: una normale pagina web nella quale il signor Ruta esercitava il proprio diritto alla libera espressione del pensiero e non, come sostenevano prima il giudice di Modica e poi la Corte di Appello di Catania, un prodotto editoriale equiparabile ad un giornale di carta.

La condanna di Ruta, lo abbiamo scritto molto volte, è figlia di molti padri ma di una sola madre. Una cattiva legge scritta nel 2001 durante un governo di centrosinistra, pervicacemente sostenuta dai suoi relatori, l'on. Giuseppe Giulietti e l'on. Vannino Chiti a quei tempi parlamentari del PDS ed "esperti" di comunicazione di quello schieramento. Di fronte alla opposizione ferma di decine di migliaia di utenti della rete Internet italiana che, con una petizione indetta da questo giornale, tentarono di convincere il Parlamento a non approvare quella definizione di prodotto editoriale che avrebbe poi portato alla condanna di Ruta e che viene spesso invocata nelle aule dei tribunali anche recentemente (l'ultimo caso è quello di PNBox) la legge 62/2001 fu infine approvata da quasi tutto l'arco parlamentare con l'eccezione dei Radicali.

A oltre dieci anni di distanza da quella democratica inutile protesta Giulietti - colmo dell'ironia - cura un sito web che si chiama Articolo 21 nel quale continua ad occuparsi dei problemi della società dell'informazione. Giulietti e Chiti, quali estensori di quella legge, sono anche i responsabile di uno dei più considerevoli sprechi di parole della Internet italiana visto che, in virtù della loro definizione di prodotto editoriale, per molti anni gran parte dei blog italiani si sono visti costretti ad aggiungere una sorta di disclaimer di questo tipo:
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale
Google in questo momento mi dice che questa frase nella sua interezza è ripetuta sul web italiano circa 2 milioni di volte. Due milioni di frasi ridicole ed inutili per colpa di una legge dello Stato mal scritta.
Va poi ricordato che la sentenza in Cassazione di assoluzione di Ruta non potrà valere per nessun altro. In altre parole, pur avendo un peso (già in passato la Cassazione aveva mostrato simili orientamenti) non mette al riparo da simili pirandelliane vicende gli altri abitanti della penisola con il vizio della manifestazione del proprio pensiero.

Forse sarà per questo che l'On Giulietti oggi, con solo un decennio di ritardo, ha rilasciato una dichiarazione nella quale annuncia prossimi, non meglio definiti "provvedimenti abrogativi specifici" che impediscano il ripetersi di simili confusioni fra il diritto alla libera espressione e le prerogative delle imprese editoriali.

55mila persone dissero chiaramente undici anni fa all'on. Giulietti e all'on. Chiti che quell'articolo di legge era pericoloso e andava riscritto. I nostri bravi parlamentari se ne fregarono altamente, lasciando anzi trasparire un evidente personale fastidio verso questa inattesa ingerenza nella loro (in)competenza sulle cose della rete. Non vi è alcun dubbio, oggi come allora, che quell'articolo di legge debba essere cambiato, così come risulterebbe piuttosto evidente che, in una democrazia rappresentativa matura, certi nostri rappresentanti dovrebbero abbandonare le aule del parlamento per ritornare a dare il loro fattivo contributo nella società civile dalla quale provenivano.

Massimo Mantellini
Manteblog

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47 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Quella brutta legge sui blog
Ordina
  • Questi signori legalonzi credono che, avendo la "legge" dalla loro parte (cioe' essendosela scritta a lore uso e consumo), possano fare quello che vogliono. Si accorgeranno ben presto che la Rete ha sotto molte piu' palle di quante loro potranno mai mettere in campo. LA rovoluzione dal baso e' appena comiciata.

    "Voi potrete anche fermare questo individuo, ma non potrete fermarci tutti: dopotutto, siamo tutti uguali". (cit.)
    non+autenticato
  • > Questi signori legalonzi credono che, avendo la
    > "legge" dalla loro parte (cioe' essendosela
    > scritta a lore uso e consumo), possano fare
    > quello che vogliono.

    Di leggi scritte a vantaggio di questa o quella categoria ce ne sono parecchie. Non solo questa.
    Il fatto che recentemente il signor Carlo Ruta sia stato assolto, dopo ben due condanne dei giudici di merito, smentisce il tono apocalittico che stai usando.




    > Si accorgeranno ben presto
    > che la Rete ha sotto molte piu' palle di quante
    > loro potranno mai mettere in campo. LA
    > rovoluzione dal baso e' appena
    > comiciata.


    La rivoluzione dal basso, almeno in Italia, è una barzelletta. Non se ne è mai verificata una, né mai si verificherà. In altri Paesi (ad esempio la Francia) è diverso.
  • - Scritto da: Penelope2
    > > Questi signori legalonzi credono che, avendo
    > la
    > > "legge" dalla loro parte (cioe' essendosela
    > > scritta a lore uso e consumo), possano fare
    > > quello che vogliono.
    >
    > Di leggi scritte a vantaggio di questa o quella
    > categoria ce ne sono parecchie. Non solo
    > questa.
    > Il fatto che recentemente il signor Carlo Ruta
    > sia stato assolto, dopo ben due condanne dei
    > giudici di merito, smentisce il tono apocalittico
    > che stai
    > usando.
    >
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    >
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    > > Si accorgeranno ben presto
    > > che la Rete ha sotto molte piu' palle di
    > quante
    > > loro potranno mai mettere in campo. LA
    > > rovoluzione dal baso e' appena
    > > comiciata.
    >
    >
    > La rivoluzione dal basso, almeno in Italia, è una
    > barzelletta. Non se ne è mai verificata una, né
    > mai si verificherà. In altri Paesi (ad esempio la
    > Francia) è
    > diverso.

    una mosca bianca è stato perfortuna.
    Sgabbio
    26177
  • - Scritto da: Penelope2

    > La rivoluzione dal basso, almeno in Italia, è una
    > barzelletta. Non se ne è mai verificata una, né
    > mai si verificherà.

    Cinque giornate di Milano
    Quattro giornate di Napoli
    Vespri siciliani
    ...
  • > - Scritto da: Penelope2
    >
    > > La rivoluzione dal basso, almeno in Italia,
    > è
    > una
    > > barzelletta. Non se ne è mai verificata una,
    > né
    > > mai si verificherà.
    >
    > Cinque giornate di Milano
    > Quattro giornate di Napoli
    > Vespri siciliani
    > ...

    Su alcune di esse avrei dei dubbi che fossero realmente dal basso (era il ceto intellettuale a tirare i fili, il popolo era un gruppo di burattini). In ogni caso, non portarono a nulla, nemmeno un cambiamento temporaneo di pochi mesi. Queste non si chiamano "rivoluzioni", si chiamano "tentativi di rivolta falliti".
  • "Il fatto che recentemente il signor Carlo Ruta sia stato assolto, dopo ben due condanne dei giudici di merito, smentisce il tono apocalittico che stai usando." Quanti hanno la perseveranza e i soldi per sostenere una simile causa? Se ogni volta che i cittadini vogliono far valere i loro diritti devono andare incontro ad estenuanti pratiche non sempre ne vale la pena. Ovvero non sempre ne esiste la possibilità economica. Io ormai le cartelle Equitalia, almeno fino ad una certa cifra, le pago senza chiedermi il perché, tanto è completamente inutile.
  • - Scritto da: paradox
    > "Il fatto che recentemente il signor Carlo Ruta
    > sia stato assolto, dopo ben due condanne dei
    > giudici di merito, smentisce il tono apocalittico
    > che stai usando."


    > Quanti hanno la perseveranza e
    > i soldi per sostenere una simile causa? Se ogni
    > volta che i cittadini vogliono far valere i loro
    > diritti devono andare incontro ad estenuanti
    > pratiche non sempre ne vale la pena. Ovvero non
    > sempre ne esiste la possibilità economica.


    Sulla perseveranza, ti rispondo subito: tutti . Chi non è dotato di pazienza e di un minimo di ostinazione, non faccia il giornalista di denuncia. Punto. Se proprio desidera scrivere, si dedichi a un weblog sulle orchidee.Occhiolino

    Sulle disponibilità economiche hai ragione. In Italia chi intenta una causa infondata, e la perde, deve solamente pagare le spese processuali. Non deve pagare anche l'avvocato della controparte (per la verità sulla carta sarebbe pure possibile: ma è una disposizione di rarissimo impiego).
    Se la cosa ti può consolare, vale per qualsiasi causa a querela di parte. Se sei in cattivi rapporti col vicino di villetta a schiera e lui ti accusa di avergli rubato il tosaerba, lo fa. E può trascinare il processo fino in Cassazione, per il gusto di vederti buttar via tempo e soldi.
    Non succede insomma solo con internet e con la carta stampata. Deluso
  • Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-00458
    presentata da
    GIUSEPPE GIULIETTI
    martedì 24 giugno 2008 nella seduta n.022

    GIULIETTI. -
    Al Ministro della giustizia.
    - Per sapere - premesso che:

    lo storico siciliano Carlo Ruta è stato condannato penalmente, per “stampa clandestina”, per aver gestito un sito di documentazione storica e sociale www.accadeinsicilia.net, in sostanza un blog, di cui peraltro era stata comprovata, dalla polizia postale di Catania, cui era stato conferito l'incarico degli accertamenti, la non regolare periodicità negli aggiornamenti;

    la sentenza di condanna, a una pena pecuniaria e al pagamento delle spese processuali, è stata emessa l'8 maggio 2008 dal giudice Patricia Di Marco, presso il tribunale di Modica, sezione penale, dietro denuncia presentata in data 10 dicembre 2004, dal procuratore della Repubblica presso il tribunale di Ragusa Agostino Fera. In tale denuncia, il magistrato asseriva che “il sito www-accadeinsicilia.net risulta immesso e mantenuto in rete in palese violazione e contrasto con la normativa vigente, ai sensi dell'articolo 1 della legge 7 marzo 2001”. Precisava altresì: Non può nutrirsi dubbio alcuno... che il sito in questione, per le caratteristiche di periodicità delle pubblicazioni ivi contenute e per il carattere prevalentemente informativo che lo connota, sia da ritenersi per intero assoggettato alla vigente legge sull'editoria e, come tale, allo stato di fatto, contrastante con le norme di cui alla legge 8 febbraio 1998 n. 47;

    il dott. Carlo Ruta attraverso il sito sopra detto, oscurato d'autorità, oltre che con vari libri d'inchiesta, negli anni recenti ha passato al vaglio e documentato fatti storici di indubbia rilevanza, come quello di Portella della Ginestra, ma anche temi scottanti e insoluti giudiziari del nostro paese. E in tale quadro d'investigazione ha contribuito a riportare all'evidenza pubblica il caso del giornalista siciliano de L'Ora Giovanni Spampinato, ucciso a Ragusa nel 1972, pubblicando e rendendo disponibili documenti giudiziari che per trent'anni erano stati inaccessibili all'informazione (in parte presenti oggi sul sito www.leinchieste.com);

    tale sentenza, unica in Italia e in tutta Europa, sta creando allarme nell'opinione pubblica nazionale e in particolare nel mondo della comunicazione, per gli effetti devastanti che potrà avere sul terreno dei diritti di critica e delle libertà riconosciute nel nostro paese, tenuto conto che, secondo la logica prevalsa, la quasi totalità dei siti web italiani, per il solo fatto di esistere, potrebbero essere considerati fuorilegge, in quanto appunto “stampa clandestina”, e ciò, secondo l'interrogante, in spregio a ogni regola della democrazia;

    nel nostro paese la libertà di espressione è garantita dalla Carta Costituzionale e la libertà sul web è inscindibile dalle libertà e dai diritti che sono propri di un paese democratico;

    per la prima volta è stato varcato un limite, che non può lasciare indifferenti le istituzioni democratiche del nostro paese -:

    se intenda assumere iniziative normative per definire adeguatamente la disciplina della materia.(4-00458)

    ***

    http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/...

    «Massimo (Mantellini nel lontano 2008 ndr) ci ricorda che l’on. Giulietti ha le sue belle responsabilità sulla l. 62/2001… Però, che bella faccia tosta…»

    Questo virgolettato qui sopra è stato scritto dall'avvocato Minotti:
    http://www.minotti.net/2008/09/06/carlo-ruta-di-pi.../

    Per chi non ha capito la faccia di bronzo di Giulietti, questo fa la legge che ha "obbligato" il giudice a condannare Ruta e poi presenta una Interrogazione in Parlamento che si lamenta di come mai Ruta è stato condannato.
  • > Per chi non ha capito la faccia di bronzo di
    > Giulietti, questo fa la legge che ha "obbligato"
    > il giudice a condannare Ruta e poi presenta una
    > Interrogazione in Parlamento che si lamenta di
    > come mai Ruta è stato
    > condannato.

    D'accordissimo sulla faccia di bronzo, anche se Giulietti è stato solo relatore alla Camera: non significa affatto che l'abbia redatta lui. Anzi, il sospetto che all'epoca nemmeno l'abbia letta è forte.

    Devo però puntualizzare che la legge non ha "obbligato" il giudice di primo grado, e i giudici della corte d'appello, a condannare Ruta per stampa clandestina: il reato esiste dal lontano 1948 (si tratta dell'art. 16 delle Disposizioni sulla stampa, cioè la legge n° 47 dell'8 febbraio 1948). Qualche giudice "creativo" avrebbe potuto applicarla a tutto il web, indistintamente, già prima dell'entrata in vigore della legge del 2001. Se non è successo, è solo per caso.
    La legge suddetta, va ricordato, è applicabile anche a manifesti e volantini di cui non sia indicato il luogo di stampa. Figuriamoci ai siti web e ai weblog.

    Ho già scritto in un altro commento che impostato così come è oggi, il reato di stampa clandestina verrebbe sicuramente dichiarato contrario all'art. 10 della dichiarazione europea dei diritti dell'uomo. Bisogna che qualcuno porti un caso fino alla corte di Strasburgo, e per fare questo bisogna che la Corte di cassazione confermi la condanna. Cosa che per ora non è accaduta.Sorride
  • - Scritto da: Penelope2

    > D'accordissimo sulla faccia di bronzo, anche se
    > Giulietti è stato solo relatore alla Camera: non
    > significa affatto che l'abbia redatta lui. Anzi,
    > il sospetto che all'epoca nemmeno l'abbia letta è
    > forte.

    Io avrei da ridire su questo, per esempio a Scajola pagavano la casa a sua insaputa, so che anche Bossi a sua insaputa ha ricevuto..., pure B. a sua insaputa ha fatto qualche cosa con le ragazze. Mi pare abbia raccolto pure Marco Travaglio una lista di personaggi che a loro insaputa...Sorride

    Se qualche cosa del genere capita al cittadino lo buttano in cella e perdono le chiavi.
  • > - Scritto da: Penelope2
    >
    > > D'accordissimo sulla faccia di bronzo, anche
    > se
    > > Giulietti è stato solo relatore alla Camera:
    > non
    > > significa affatto che l'abbia redatta lui.
    > Anzi,
    > > il sospetto che all'epoca nemmeno l'abbia
    > letta
    > è
    > > forte.
    >
    > Io avrei da ridire su questo, per esempio a
    > Scajola pagavano la casa a sua insaputa, so che
    > anche Bossi a sua insaputa ha ricevuto..., pure
    > B. a sua insaputa ha fatto qualche cosa con le
    > ragazze. Mi pare abbia raccolto pure Marco
    > Travaglio una lista di personaggi che a loro
    > insaputa...
    >Sorride

    Adesso è di moda usare l'argomentazione "a sua insaputa". All'epoca di Tangentopoli la più gettonata era "l'ha fatto per il partito, non per sé". Come dire: se avesse assassinato per amore del proprio partito, e non per ambizioni personali, la cosa avrebbe costituito una forte attenuante. Deluso

    La classe politica italiana è così, e non da ieri: getta fumo negli occhi, partorisce scuse pietose. E, se lo fa, è perché c'è chi gli crede.

    Comunque la questione dei parlamentari che presentano leggi senza averle lette, e che, ancora più spesso, le votano a maggioranza per poi accorgersi di che si trattava, è un po' diversa. Il punto è che il parlamentare italiano fa tutto fuorché stare in parlamento ad occuparsi di leggi. Pensa alle correnti e alle alleanze, cura il proprio collegio, si occupa di interessi di varie categorie e lobby non sempre confessabili... Non a caso il calendario di Montecitorio prevede che si lavori solo dal martedì al giovedì, se ho ben capito. Gli altri giorni sono dedicati a pensare a come farsi rieleggere la prossima volta.
  • - Scritto da: Penelope2
    > Comunque la questione dei parlamentari che
    > presentano leggi senza averle lette, e che,
    > ancora più spesso, le votano a maggioranza per
    > poi accorgersi di che si trattava, è un po'
    > diversa. Il punto è che il parlamentare italiano
    > fa tutto fuorché stare in parlamento ad occuparsi
    > di leggi. Pensa alle correnti e alle alleanze,
    > cura il proprio collegio, si occupa di interessi
    > di varie categorie e lobby non sempre
    > confessabili... Non a caso il calendario di
    > Montecitorio prevede che si lavori solo dal
    > martedì al giovedì, se ho ben capito. Gli altri
    > giorni sono dedicati a pensare a come farsi
    > rieleggere la prossima
    > volta.
    Amministrare bene potrebbe essere un'idea originale, per farsi eleggere no?Occhiolino
    Ma non ci sono MAI arrivatiA bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Penelope2

    > Devo però puntualizzare che la legge non ha
    > "obbligato" il giudice di primo grado, e i
    > giudici della corte d'appello, a condannare Ruta
    > per stampa clandestina: il reato esiste dal
    > lontano 1948 (si tratta dell'art. 16 delle
    > Disposizioni sulla stampa, cioè la legge n°
    > 47 dell'8 febbraio 1948). Qualche giudice
    > "creativo" avrebbe potuto applicarla a tutto il
    > web, indistintamente, già prima dell'entrata in
    > vigore della legge del 2001. Se non è successo, è
    > solo per
    > caso.

    Anche qui non mi sembri in buon accordo con l'avvocato esperto di queste cose, Minotti:

    06 Set 08 Carlo Ruta, Di Pietro e alcune considerazioni – UPDATED

    Anche Antonio Di Pietro (era prevedibile) si unisce alle proteste per la condanna a Carlo Ruta. Dà la colpa alla legge, ma non se la prende col giudice (cosa altrettanto prevedibile) che, sempre con le parole del nostro, “ha dovuto applicare la legge”.
    Non è così. Il giudice ha fatto una precisa scelta di interpretare una legge (meglio: un gruppo di leggi) in un certo senso, piuttosto che in quello contrario, perché un minimo di spazio per questa interpretazione c’era. La legge, specie nella sua storia, non è chiarissima. A mio modo di vedere, nel dubbio avrebbe dovuto concludere pro reo.
    La sentenza – fatto che non bisogna dimenticare - presenta almeno tre buchi (ratio della l. 62/2001, successione e portata del d.lgs. 70/2003 e periodicità). Il fatto è, però, che questi aspetti saranno oggetto di appello o ricorsi per cassazione nonché delle opinioni in dottrina da rendersi in altri àmbiti (la settimana del 14 dovrebbe uscire qualcosa su Penale.it).
    Allora, per il momento, è anche corretto non nasconderci che la legge sia troppo ambigua, dunque meritevole di essere cambiata. Per evitare altri casi Carlo Ruta, un errore giudiziario servito su un piatto d’argento dal legislatore.
    In parte, questo è il senso dell’interrogazione dell’on. Giulietti. Ma sarebbe stato meglio farla dopo la motivazione, altrimenti non ha proprio senso…

    Aggiornamento del 7 settembre 2008, prima di Gara 1 SBK: Massimo ci ricorda che l’on. Giulietti ha le sue belle responsabilità sulla l. 62/2001… Però, che bella faccia tosta…

    ***
    http://www.minotti.net/2008/09/06/carlo-ruta-di-pi...
    Licenza CC By-Sa-Nd

    Minotti puntualizza che la legge 62/2001 è tra le responsabili, incolpa un gruppo di leggi tra cui la suddetta.

    Io penso che senza quella legge il giudice avrebbe avuto meno forza nel condannare Ruta e la sentenza sarebbe apparsa meno fondata su disposizioni di legge.

    Comunque non sono un legale e quindi non mi pare il caso di affrontare una discussione.
  • > Io penso che senza quella legge il giudice
    > avrebbe avuto meno forza nel condannare Ruta e la
    > sentenza sarebbe apparsa meno fondata su
    > disposizioni di
    > legge.
    >

    La legge sta antipatica a molti, me compreso, e per ragioni fondate. Ma per abrogarla si fa leva su un caso giudiziario recente che ha fatto scalpore. Evidentemente le argomentazioni di buon senso non fanno presa, non convincono: c'è bisogno di un presunto martire per convincere che è sbagliata. Mah...

    Ripeto, la legge del 7 marzo 2001, n° 62, prescrive solo che le testate web siano registrate, se sono periodiche. Per il resto richiama la disciplina della legge 8 febbraio 1948, n° 47, ma ad esempio l'articolo relativo alla stampa clandestina (il 16) non viene mai richiamato.

    Applicarlo è stato un atto creativo del giudice, e come atto creativo avrebbe potuto verificarsi anche prima della legge citata.
  • oddio, la religione cattolica ha fondato un impero di 2000 anni sui martiriA bocca aperta

    alla fine il popolo non agisce mai per raziocinio e qualche martire spiaccicato qua e là serve sempre
    non+autenticato
  • > oddio, la religione cattolica ha fondato un
    > impero di 2000 anni sui martiri
    >A bocca aperta

    Da soli non sarebbero bastati. Furono un ingrediente, non l'unico.


    > alla fine il popolo non agisce mai per raziocinio
    > e qualche martire spiaccicato qua e là serve
    > sempre

    Nei Paesi con una coscienza civica più evoluta non è più necessario. I casi giudiziari che fanno discutere ovviamente esistono anche lì. Ma non c'è la ricerca della vittima e del carnefice ad ogni costo; una nuova legge si discute sulla base degli interessi generali, di tutto un popolo o una piccola parte di esso. Non sull'onda delle emozioni.
  • - Scritto da: Penelope2
    > Ripeto, la legge del 7 marzo 2001, n° 62,
    > prescrive solo che le testate web siano
    > registrate, se sono periodiche.

    Non esiste proprio il concetto di periodicità per nessuna "testata web".

    Può avere un senso solo se le consideriamo estensione di una testata cartacea tradizionale, che ha una periodicità per forza di cose, dato che deve stampare e distribuire un prodotto editoriale.

    E comunque, si tratterebbe di un senso squisitamente e vacuamente formale, non oggettivo e sostanziale: le testate web vengono aggiornate in tempo reale, quando vengono approvati i contenuti. Siano esse blog amatoriali o prodotti professionali.

    La distinzione è dunque insensata.

    Così come è insensata anche una distinzione basata sul profitto, dato che finirebbe per confondere l'hobbista che mette un bannerino per contribuire a pagarsi le spese di hosting con chi prende milioni in pubblicità.

    Stessa cosa per quanto riguarda la collaborazione con redattori professionisti.

    L'unica possibile distinzione si potrebbe fare tra percettori di contributi statali per l'editoria o no. Ma anche questo creerebbe casino, perché ci sono testate che non percepiscono aiuti e percettori che hanno poco o nulla della testata giornalistica.

    Senza contare che personalmente auspico caldamente l'abrogazione di questa scandalosa prebenda, seconda solo ai "rimborsi elettorali".


    Aiuterebbe smettere di legiferare "ad mentulam canis", ma per farlo bisognerebbe avere gente dotata di cervello raziocinante e/o meno lobbizzata.



    > Applicarlo è stato un atto creativo del giudice,
    > e come atto creativo avrebbe potuto verificarsi
    > anche prima della legge citata.

    L'atto creativo è sintomo inequivocabile di una normativa scritta male.

    Va da sè che tutto nasce da una legge che mi risulta precedente alla Costituzione, e che quindi avrebbe dovuto essere rivista seriamente da ben più di mezzo secolo, dato che con quest'ultima contrasta.
  • > > Ripeto, la legge del 7 marzo 2001, n°
    > 62,
    > > prescrive solo che le testate web siano
    > > registrate, se sono periodiche.
    >
    > Non esiste proprio il concetto di periodicità per
    > nessuna "testata
    > web".

    In effetti gli anonimi redattori del testo della legge ragionavano nel ventunesimo secolo con categorie appartenente al ventesimo, se va bene. Del resto l'età media dei parlamentari, e dei loro anonimi collaboratori che materialmente stendono il testo dei DDL, è nota.

    > La distinzione è dunque insensata.

    A essere cattivi lo è tutta la legge, non solo questa distinzione.A bocca aperta

    > Così come è insensata anche una distinzione
    > basata sul profitto, dato che finirebbe per
    > confondere l'hobbista che mette un bannerino per
    > contribuire a pagarsi le spese di hosting con chi
    > prende milioni in
    > pubblicità.

    Ma no, questo è l'unico aspetto che mi sentirei di difendere, purché sia inserito in una legge strutturalmente diversa da quella citata. Si decida un tetto agli introiti pubblicitari annuali, assieme agli introiti di altro tipo, se esistono, e da quel tetto in su si consideri il sito web un'impresa commerciale a tutti gli effetti, con tutti gli onori e gli oneri che ne derivano.

    Secondo me c'è differenza fra un solitario weblogger che, magari per ingenuità e inesperienza, lancia accuse infamanti a un'azienda o a una persona determinata, e chi invece lo fa come strategia per attirare clic e investitori pubblicitari. Se non si fosse capito, nella seconda categoria di esempi ce ne sono già numerosi (su carta, oltre che sul web).
    Sanzioni dedicate solo a questa tipologia di presenze web non sarebbero sbagliate, in linea di principio.


    > L'unica possibile distinzione si potrebbe fare
    > tra percettori di contributi statali per
    > l'editoria o no. Ma anche questo creerebbe
    > casino, perché ci sono testate che non
    > percepiscono aiuti e percettori che hanno poco o
    > nulla della testata
    > giornalistica.

    L'unica testata su carta che non percepisce aiuti, almeno finora, è Il fatto quotidiano . E non potrebbe, anche se li avesse richiesti, visto che esiste da meno di 3 anni, che è il tempo necessario ad ottenere la prima erogazione dallo Stato.

    Comunque son d'accordo, gli aiuti di Stato per l'editoria sul web sono un controsenso, lì non esistono spese vive come costo della carta, inchiostro, tipografia e distribuzione. E non è nemmeno indispensabile affittare una sede fisica, le riunioni di redazioni si possono tranquillamente fare in teleconferenza. Esistono solo i costi relativi al server.

    > Senza contare che personalmente auspico
    > caldamente l'abrogazione di questa scandalosa
    > prebenda, seconda solo ai "rimborsi
    > elettorali".

    Era stata pensata con un fine condivisibile: evitare che l'informazione fosse esclusivamente in mano a gruppi industriali già ricchi, per i quali l'aumento del prezzo della carta, dei macchinari eccetera non costituisce un problema. Doveva facilitare il pluralismo.
    In realtà, così non è stato. Triste


    > > Applicarlo è stato un atto creativo del
    > giudice,
    > > e come atto creativo avrebbe potuto
    > verificarsi
    > > anche prima della legge citata.
    >
    > L'atto creativo è sintomo inequivocabile di una
    > normativa scritta
    > male.

    Ahimè, no. I giudici italiani sono riusciti a mostrarsi creativi in più occasioni, anche manipolando leggi in sé ottime. Rischio di andare fuori tema, quindi ti faccio un solo esempio, poi cerca tu con Google: "concorso morale". Una vergogna, e non certo l'unica.


    > Va da sè che tutto nasce da una legge che mi
    > risulta precedente alla Costituzione,

    No, direi piuttosto coeva: Costituzione della Repubblica italiana promulgata il 27 dicembre 1947, in vigore il 1º gennaio 1948. Disposizioni sulla stampa, promulgata l'8 febbraio 1948, in vigore dal 21 febbraio 1948.

    Fu inequivocabilmente approvata in fretta (l'assemblea costituente era di fatto sciolta), e senza riguardo alle garanzie dei cittadini e al diritto alla libertà di stampa. Del resto la già nominata Convenzione Europea dei diritti dell'uomo ancora non era stata enunciata. A bocca storta

    Inutile dire che la legge 8 febbraio 1948, Disposizioni sulla stampa, aveva molti, troppi punti in comune con la legge 31 dicembre 1925, Disposizioni sulla stampa periodica (classificata fra le "leggi fascistissime"), che puoi leggere qui:

    http://www.mcreporter.info/normativa/l25_2307.htm
  • Norme poco chiare, zone grigie, burocrazia, notai, costi aggiunti che non ci sono negli altri paesi, per camminare per strada devi avere un documento, se in 5 sul marciapiede protestate contro un politico vi fermano per manifestazione non autorizzata, non possiamo nemmeno votare direttamente il deputato.
    Abbiamo bisogno di meno leggi e più libertà.
    Solo noi potevamo chiedere a quello del porcellum di ridurre il numero di leggi.
    non+autenticato
  • questo qualcuno dovrebbe come minimo essere arrestato e condannato

    cioè, prima fanno una legge e poi "ci ripensano?"

    dicono di aver fatto una cavolata? e le vite rovinate? le imprese fallite?

    questa gente praticamente gioca a fare le leggi senza avere la minima idea di quello che fa e dell'impatto che avranno?
    non+autenticato
  • - Scritto da: collione
    > questo qualcuno dovrebbe come minimo essere
    > arrestato e
    > condannato
    >
    > cioè, prima fanno una legge e poi "ci ripensano?"
    >
    > dicono di aver fatto una cavolata? e le vite
    > rovinate? le imprese fallite?
    >
    >
    > questa gente praticamente gioca a fare le leggi
    > senza avere la minima idea di quello che fa e
    > dell'impatto che
    > avranno?
    Ricordo male io, o qui sotto c'era un discreto numero di messaggi e la discussione aveva preso una piega interessante ?
    non+autenticato
  • nah, ma che vai a pensare?A bocca aperta
    non+autenticato
  • ...che dieci anni fà, molti accusarono PI di allarmismo e di farsi pubblicitàA bocca aperta I soliti disfattisti che si fingono debunker...

    Comunque questa parte dell'articolo mi ha fatto sorgere un dubbio:

    Va poi ricordato che la sentenza in Cassazione di assoluzione di Ruta non potrà valere per nessun altro. In altre parole, pur avendo un peso (già in passato la Cassazione aveva mostrato simili orientamenti) non mette al riparo da simili pirandelliane vicende gli altri abitanti della penisola con il vizio della manifestazione del proprio pensiero.

    Quindi questo vuol dire che le Cassazione non fa sentenze vincolanti, come si vuol far credere? Quindi l'uso ingiustificato dei filtri per oscurare siti web al di fuori della pedopornografia e del gioco d'azzardo che non paga il pizzo alle AAMS, sono da considerare ILLEGALI ?
    Sgabbio
    26177
  • - Scritto da: Sgabbio

    >
    > Quindi questo vuol dire che le Cassazione non fa
    > sentenze vincolanti, come si vuol far credere?

    Questo vuol dire che la legge non e' mai uguale per tutti e non lo e' mai stata!
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Sgabbio
    >
    > >
    > > Quindi questo vuol dire che le Cassazione
    > non
    > fa
    > > sentenze vincolanti, come si vuol far
    > credere?
    >
    > Questo vuol dire che la legge non e' mai uguale
    > per tutti e non lo e' mai
    > stata!

    Questo vuole anche dire che la sentenze della cassazione non fanne ne vincoli ne precedenti in italia.
    Quindi le azioni della nostra magistratura che ha imposto filtri a siti web al di fuori delle due categorie che entrano nelle nostre leggi, sono da considerare ILLEGALI, punto.
    Sgabbio
    26177
  • Che logica assurda...!
    Vabbe che lo fai con l'intento di alzare i toni, ma ricordarti, come giustamente M.M. ha ricordato, che le sentenze della Cassazione, per l'ordinamento giuridico italiano (civil law), non sono vincolanti. Tuttavia, si dice che una pronuncia della cassazione "fa orientamento" in quanto i giudici si pronunciano sulle questioni di diritto, ossia sull'applicazione corretta o no della legge.

    Ritornando a noi, la logica che proponi è incorretta in quanto tutti i casi simili a quello di Ruta, se dovessero andare fino in Cassazione, riceverebbero la medesima decisione.
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Che logica assurda...!

    Per un pirate haters.

    > Vabbe che lo fai con l'intento di alzare i toni,
    > ma ricordarti, come giustamente M.M. ha
    > ricordato, che le sentenze della Cassazione, per
    > l'ordinamento giuridico italiano (civil law), non
    > sono vincolanti. Tuttavia, si dice che una
    > pronuncia della cassazione "fa orientamento" in
    > quanto i giudici si pronunciano sulle questioni
    > di diritto, ossia sull'applicazione corretta o no
    > della
    > legge.

    Peccato che non è veramente cosi, perchè alla fine vanno sempre della direzione opposta quando fa comodo a qualcuno.



    > Ritornando a noi, la logica che proponi è
    > incorretta in quanto tutti i casi simili a quello
    > di Ruta, se dovessero andare fino in Cassazione,
    > riceverebbero la medesima
    > decisione.

    Sembra che abbiano i soldi per permettersi un avvocato fino alla cassazione.
    Ma il punto non è quella stenzenza, ma il modo di operare in italia, ovvero, quando fa comodo una sentenza della cassazione fa orientamento, quando invece non lo è, vale solo per quel caso preso in esame e solo quello.

    Infatti adesso vediamo PM, che richiedono filtri web come se non ci fosse un domani, ingnorando gli enormi danni che fanno alla rete italiana tra l'altro.
    Sgabbio
    26177
  • Dimentichi il patrocinio pro bono...

    Giustamente, poi, tu dici che ci sono magistrati che chiedo filtri, che poi sono autorizzati dai GIP, eccetto nel caso BTJunkie, ma sull'utilizzo dello strumento preventivo (sequestro preventivo a mezzo filtro) la cassazione (solitamente la terza sezione) si pronuncerà sempre nello stesso modo, a meno che non si decida a procedere a sezioni unite.
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Dimentichi il patrocinio pro bono...

    Che è difficile da avere, sopratutto per come funziona la nostra burocrazia.

    > Giustamente, poi, tu dici che ci sono magistrati
    > che chiedo filtri, che poi sono autorizzati dai
    > GIP, eccetto nel caso BTJunkie, ma sull'utilizzo
    > dello strumento preventivo (sequestro preventivo
    > a mezzo filtro) la cassazione (solitamente la
    > terza sezione) si pronuncerà sempre nello stesso
    > modo, a meno che non si decida a procedere a
    > sezioni
    > unite.


    In altre circostanze se ne sarebbero sbatutti di quel che dice la cassazione è avrebbero fatto allo stesso modo se gli dessero torto.
    "Sequestro a mezzo filtro" poi è una razzata incredibile... come puoi sequestrare una cosa che in italia fisicamente non è presente ?
    Ovviamente anche per quel sito, hanno messo zero avvisi.
    Sgabbio
    26177
  • d'accordo tranne che l'ultima parte

    purtroppo è successo spesso che altre sezioni della Cassazione abbiano emesse pareri totalmente opposti ai precedenti

    per la serie "stupro con jeans si o jeans no"

    chiaramente un buon avvocato è in grado di impugnare una sentenza favorevole della Cassazione e far capire al giudice che finire su tutti i giornali non è una buona pubblicitàOcchiolino

    ma ci vuole sempre l'avvocato "bravo"
    non+autenticato
  • > Va poi ricordato che la sentenza in Cassazione
    > di assoluzione di Ruta non potrà valere per
    > nessun altro. In altre parole, pur avendo un peso
    > (già in passato la Cassazione aveva mostrato
    > simili orientamenti) non mette al riparo da
    > simili pirandelliane vicende gli altri abitanti
    > della penisola con il vizio della manifestazione
    > del proprio
    > pensiero.

    >
    > Quindi questo vuol dire che le Cassazione non fa
    > sentenze vincolanti, come si vuol far credere?

    No, le sentenze della Corte di Cassazione non sono vincolanti, nel sistema giuridico italiano. Diciamo che hanno molto peso come precedente. È capitato molte volte che una diversa sezione della Corte di cassazione dopo pochi anni, talvolta mesi, prendesse una decisione opposta. La giurisprudenza non è una scienza esatta.

    Le rare volte che la Cassazione emette sentenze a sezioni unite, lì sì, si ha un punto fermo per la corretta interpretazione di una norma.


    > Quindi l'uso ingiustificato dei filtri per
    > oscurare siti web al di fuori della
    > pedopornografia e del gioco d'azzardo che non
    > paga il pizzo alle AAMS, sono da considerare
    > ILLEGALI
    > ?

    Non sono sicuro di aver capito la domanda. Comunque i motivi per cui la magistratura può ordinare il sequestro (ma per il web esiste solo il blocco DNS) di un sito o di un weblog sono diversi, non esiste solo il reato di stampa clandestina. Piccola aggiunta: se il reato di stampa clandestina fosse sottoposto alla Corte europea dei diritti dell'uomo, verrebbe immediatamente dichiarato in contrasto con l'articolo 10 della Convenzione (libertà di espressione).
  • - Scritto da: Penelope2

    >
    > No, le sentenze della Corte di Cassazione non
    > sono vincolanti, nel sistema giuridico italiano.
    > Diciamo che hanno molto peso come precedente.
    > È capitato molte volte che una diversa
    > sezione della Corte di cassazione dopo pochi
    > anni, talvolta mesi, prendesse una decisione
    > opposta. La giurisprudenza non è una scienza
    > esatta.
    >
    > Le rare volte che la Cassazione emette sentenze a
    > sezioni unite, lì sì, si ha un punto fermo per la
    > corretta interpretazione di una norma.

    Il problema e più o meno quel che dici, ma sta di fatto che la Cassazione viene sovente ignorata quando fa comodo in molte circostanze...
    Io spero vivamente che si trovo un modo di fermare l'oscuramente facile che c'è in italia verso internet... :/




    >
    > Non sono sicuro di aver capito la domanda.
    > Comunque i motivi per cui la magistratura può
    > ordinare il sequestro (ma per il web esiste solo
    > il blocco DNS) di un sito o di un weblog sono
    > diversi, non esiste solo il reato di stampa
    > clandestina. Piccola aggiunta: se il reato di
    > stampa clandestina fosse sottoposto alla Corte
    > europea dei diritti dell'uomo, verrebbe
    > immediatamente dichiarato in contrasto con
    > l'articolo 10 della Convenzione (libertà di
    > espressione).

    Mi spiego meglio. In italia si è permesso di mettere dei filtri alla rete italiana su due determinati contenuti: Il gioco d'azzardo che non paga il monopolio di stato (quindi nonostante abbia il permesso a livello europeo per operare) e quelli pedopornografici.

    Aldilà dei parerei personali sui contenuti, non viene usato solo il blocco DNS (che si scavalca allegramente), ma per i secondi, si usa il blocco via IP.
    Questo filtro può causare non pochi problemi, visto che tutto quello che può passare sotto quel IP viene filtrato, magari non c'entrando un cazzo con il contenuti censurato, se poi consideriamo che la maggioranza dei siti hostati usa risorse condivise....

    Il vero problema è stato quando i PM hanno iniziato ad imporre il filtro IP a qualcune sito che a loro giudizio poteva essere illegale, anche se fuori dalla giurisdizione italiana.

    Il Caso di Pirate Bay fu scandaloso, perchè non solo il sito era praticamente non presente fisicamente in italia, ma tra l'altro il blocco aveva pure filtrato altri servizi periferici della piattaforma, totalmente legali, come imagebay.....

    Alla cassazione, avevano annullato il ricorso dicendo che la censura era uguale al sequesto, nonostante non era vincolante questa sentenza, questo sistema di censura fascista, viene usata con leggerezza dai nostri PM.

    Basti pensare al macello fatto per Monclar....

    Ah....dimenticavo, tra l'altro il filtro IP imposto dai PM è pure viscido, non appare nessuno avviso, ma viene mascerato il tutto come se il sito fosse in down....
    Sgabbio
    26177
  • > > Diciamo che hanno molto peso come precedente.
    > > È capitato molte volte che una diversa
    > > sezione della Corte di cassazione dopo pochi
    > > anni, talvolta mesi, prendesse una decisione
    > > opposta. La giurisprudenza non è una scienza
    > > esatta.
    > >
    > > Le rare volte che la Cassazione emette sentenze
    > a
    > > sezioni unite, lì sì, si ha un punto fermo per
    > la
    > > corretta interpretazione di una norma.
    >
    > Il problema e più o meno quel che dici, ma sta di
    > fatto che la Cassazione viene sovente ignorata
    > quando fa comodo in molte
    > circostanze...

    Viene ignorata perché è possibile ignorarla, come detto. Nessuna legge obbliga i giudici di merito a conformarsi alle sentenze della Suprema Corte, anche se di fatto lo fanno spesso, perché è una guida per stabilire dove finisce il lecito e dove comincia l'illecito.

    Tieni anche presente che ogni processo è un caso a sé: procedimenti che superficialmente appaiono identici ad altri, sono, ad esaminarli bene, diversi nella sostanza, oppure nelle dinamiche. In quel caso una determinata sentenza pronunciata dalla Cassazione non è applicabile. Non c'entra nulla.


    > Mi spiego meglio. In italia si è permesso di
    > mettere dei filtri alla rete italiana su due
    > determinati contenuti: Il gioco d'azzardo che non
    > paga il monopolio di stato (quindi nonostante
    > abbia il permesso a livello europeo per operare)
    > e quelli
    > pedopornografici.

    Questi sono due casi. Ma non sono gli unici. Esiste, come già accennato, il reato di stampa clandestina, di cui ha fatto le spese Ruta (ma ora è stato assolto). E il reato di diffamazione:

    http://punto-informatico.it/3445394/PI/News/vajont...

    E per contenuti che inneggiano al fascismo o al nazismo (anche se qui le notizie non sono certe):

    http://andreacarancini.blogspot.com/2009/04/seques...

    E altri casi che non sto a elencare. Come nel caso di Ruta, sono tutti provvedimenti che si possono impugnare, se si ritiene che la legge sia stata applicata in maniera errata, e si può sperare pure in una vittoria.



    > Aldilà dei parerei personali sui contenuti, non
    > viene usato solo il blocco DNS (che si scavalca
    > allegramente), ma per i secondi, si usa il blocco
    > via
    > IP.
    > Questo filtro può causare non pochi problemi,
    > visto che tutto quello che può passare sotto quel
    > IP viene filtrato, magari non c'entrando un cazzo
    > con il contenuti censurato, se poi consideriamo
    > che la maggioranza dei siti hostati usa risorse
    > condivise....

    Un sequestro preventivo fa sempre danni collaterali, anche se sul web talvolta si arriva a conseguenze assurde e non previste. Sequestrando un PC portatile per eseguire indagini e accertamenti sui file contenuti, impedisco al possessore di accedere a una serie di dati e informazioni memorizzati lì, e solo lì. Anche avendo un secondo o un terzo computer a disposizione, alcune cose non sono più recuperabili, fino al dissequestro.
    La Giustizia è spesso cieca di fronte alle esigenze di un cittadino.


    > Ah....dimenticavo, tra l'altro il filtro IP
    > imposto dai PM è pure viscido, non appare nessuno
    > avviso, ma viene mascerato il tutto come se il
    > sito fosse in
    > down....


    Be', sta all'intestatario del dominio fare tutte le procedure per dissequestrarlo!
    Con il recente sequestro di Megaupload, le cose non sono andate diversamente: i primi giorni, a quanto ricordo, il sito semplicemente non rispondeva. L'avviso dell'FBI è comparso qualche giorno dopo.
  • mi ricorda quello che impazza da anni nelle mail "aziendali" ,del tipo :

    "Si precisa che le informazioni di questa email sono riservate ad uso esclusivo del destinatario. In caso di ricevimento del presente documento da parte di soggetto diverso dal destinatario indicato, questi, in ogni caso, è diffidato dal leggerlo, a farne uso a qualsiasi titolo ed è gentilmente pregato di contattarci telefonicamente quanto prima nonchè distruggere la copia erroneamente ricevuta. La comunicazione, la diffusione o la riproduzione in qualsiasi modo eseguite del messaggio, sono vietate."

    uno spreco di byte assolutamente demenziale.... e il bello e' che viene pure vagamente consigliato dal http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=13... [ i messaggi di posta elettronica contengano un avvertimento ai destinatari nel quale sia dichiarata l'eventuale natura non personale dei messaggi stessi, precisando se le risposte potranno essere conosciute nell'organizzazione di appartenenza del mittente e con eventuale rinvio alla predetta policy datoriale. ]
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > mi ricorda quello che impazza da anni nelle mail
    > "aziendali" ,del tipo
    > :
    >
    > "Si precisa che le informazioni di questa email
    > sono riservate ad uso esclusivo del destinatario.
    > In caso di ricevimento del presente documento da
    > parte di soggetto diverso dal destinatario
    > indicato, questi, in ogni caso, è diffidato dal
    > leggerlo, a farne uso a qualsiasi titolo ed è
    > gentilmente pregato di contattarci
    > telefonicamente quanto prima nonchè distruggere
    > la copia erroneamente ricevuta. La comunicazione,
    > la diffusione o la riproduzione in qualsiasi modo
    > eseguite del messaggio, sono
    > vietate."
    >
    > uno spreco di byte assolutamente demenziale.... e
    > il bello e' che viene pure vagamente consigliato
    > dal
    > http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=13

    prima ti diffidano e poi gentilmente ti pregano, e poi devo pure teefonare a mio carico, si come no. e mi diffidano dal leggerlo, ma lo dicono in fondo, non all'inizio del testo, dei veri geni. e visto che la diffusione del testo e' vietata in qualsiai modo, telefonare pr dirgli chi l'ho ricevuta e' una forma di diffusione.
    quel testo e' stupido ed illogico da molti punti di vista.
    non+autenticato
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