Alfonso Maruccia

Silk Road, la strada dell'FBI

Le autoritÓ statunitensi svelano il modo in cui sono riuscite a penetrare nei server di Silk Road senza l'aiuto della NSA, mentre in un caso connesso alla vicenda Silk Road due accusati di riciclaggio a mezzo Bitcoin si dichiarano colpevoli

Roma - Gli agenti dell'FBI non hanno avuto bisogno dell'aiuto di NSA, o di qualsiasi altra agenzia a tre lettere statunitense, per riuscire a individuare la posizione dei server di Silk Road e arrestare il gran capo dell'operazione Ross Ulbricht aka Dread Pirate Roberts.

A confermare il fatto è lo stesso Bureau federale in un incartamento diretto al giudice, trovandosi l'FBI costretto a difendersi dalle accuse - formulate dal suddetto Ulbricht - di avere individuato l'indirizzo IP dei server islandesi di Silk Road (SR), e di aver raccolto tutte le prove ora in possesso dell'agenzia sulla vicenda in violazione del Quarto Emendamento della Costituzione americana.

Nulla di più falso, ha confermato l'FBI: tutto quello che è stato raccolto nel caso Silk Road, dagli indirizzi IP dei vari server fino alle prove che incastrano Ulbricht come gran capo dell'oramai famigerato mercato nero di droga, prodotti illegali e Bitcoin, è stato recuperato grazie a una configurazione errata nell'interfaccia di login del sito impostata dall'amministratore di sistema - cioè da Ulbricht stesso.
Dread Pirate Roberts sarebbe insomma vittima della sua stessa disattenzione, e ora l'imprenditore del dark web - che continua a professarsi non colpevole - dovrà affrontare il processo e l'accusa dell'FBI di aver intascato "decine di milioni di dollari di commissioni" sulle transazioni degli utenti di Silk Road.

Il business di Silk Road si basava primariamente sugli scambi monetari a mezzo Bitcoin, e anche a tale riguardo le cronache giudiziarie statunitensi riservano novità di peso: Robert "BTCKing" Faiella, responsabile di un'azienda di trasferimenti monetari priva di licenza e Charles Shrem, CEO della start-up BitInstant per l'acquisto anonimo di Bitcoin, come anticipato nei giorni scorsi, si sono dichiarati colpevoli di riciclaggio per aver venduto più di 1 milione di dollari in BTC agli utenti di Silk Road. Ora i due "imprenditori" rischiano 5 anni di galera ciascuno, ma gli sarebbe potuta andare molto peggio se avessero continuato a dichiararsi innocenti fino alla fase del dibattimento in aula.

Alfonso Maruccia
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1 Commenti alla Notizia Silk Road, la strada dell'FBI
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  • Notizia che non sorprende.

    Da una parte non si vede perchè la NSA, che si occupa di sicurezza nazionale, dovrebbe rivelare i suoi "segreti" o anche solo darne indizi significativi all'FBI, che si occupa di reati comuni.

    Dall'altra, non sorprende neppure che queste clamorose azioni "contro Tor" abbiano successo solo per la dabbenaggine degli utenti finali (che magari ne usano una versione obsoleta e lasciano pure attivato Javascript ....) e degli amministratori dei server hidden, dato che il protocollo Tor in sè ed il suo modello generale di funzionamento non hanno molte pecche (quantomeno non molte per portare ad identificazione inequivocabile, le analisi del traffico portano solo a risultati statstici ben poco usabili in tribunale).

    Resta comunque il problema che un server hidden è esposto ad attacchi de-anonimizzanti ed andrebbe gestito da chi ha un buon livello di competenza nella security.
    E dal lato client, andrebbe migliorata la robustezza verso gli IP leak (un esempio, ancora acerbo, potrebbe essere Whonix, che però andrebbe accoppiato alla crittografia delle sue VM).
    non+autenticato