Claudio Tamburrino

Uber, in viaggio con le polemiche

Un suo vicepresidente paventa la macchina del fango nei confronti dei giornalisti scomodi. Attirandosi una marea di critiche ed accuse, e scoperchiando un vaso di Pandora sulla gestione della privacy degli utenti

Roma - Oltre alle vicissitudini legali ed allo scontro con i tassisti di tutto il mondo, il servizio di trasporto privato Uber si ritrova ad aver a che fare con la tempesta mediatica perfetta: in un evento mondano un suo dirigente ha paventato la possibilità di attivare la macchina del fango nei confronti dei giornalisti scomodi. Ad un giornalista.

Il finimondo si è scatenato dopo una cena organizzata dal consulente Uber ed ex consigliere del Primo Ministro Britannico Ian Osborne in cui presenziavano i vertici del servizio di car sharing e personalità come l'attore Ed Norton e l'editore Arianna Huffington, nonché il giornalisa di Buzzfeed Ben Smith: proprio quest'ultimo - non avvisato che si trattava di un evento non ufficiale e off-the-record - avrebbe sentito e riportato le parole delSenior Vice President di Uber Emil Michael, secondo cui la sua azienda, per interrompere il suo seguito negativo sulla stampa, avrebbe dovuto assoldare un team di investigatori per scavare alla ricerca di scheletri nell'armadio dei giornalisti per usarli contro di loro.

In particolare - racconta Buzzfeed - il SVP di Uber ce l'aveva con Sarah Lacy del sito PandoDaily che aveva accusato il servizio ed i suoi dirigenti di essere "sessisti e misogini". Nulla è valsa - se non ha confermare le sue sue parole - la rettifica successiva di Emil Michael che ha specificato che si trattava di una conversazione privata: il danno ormai era fatto e la tempesta mediatica nei confronti di Uber da lì è solo cresciuta e cresciuta.
Se infatti l'intervento dell'attore-investitore Uber Ashton Kutcher, che via Twitter si è chiesto "cosa ci sia di male nel cercare del marcio in giornalisti poco trasparenti", è servito solo ad aprire il dibattito sul ruolo dei giornalisti e sulla loro presunta natura di personaggi pubblici, la situazione per Uber è peggiorata poi con l'ingresso nella storia delsenatore Al Franken che - interessato dalla questione - ha scritto pubblicamente al CEO Travis Kalanick chiedendo un commento ufficiale sulla questione e dettagli circa l'utilizzo delle informazioni dei suoi utenti.

L'intervento del Senatore, infatti, mette in luce come la polemica nei confronti di Uber coinvolga anche la gestione generale del suo servizio ed in particolare come vengono conservati ed eventualmente utilizzati i dati relativi ai percorsi effettuati dai suoi utenti. Informazioni assolutamente sensibili. A tal proposito l'azienda ha deciso di specificare con un post sul suo blog che tali dati sono utilizzati rispettando la privacy e che sono accessibili solo in una ristretta serie di circostanze funzionali al corretto funzionamento dell'app (facilitazione dei pagamenti, monitoraggio di eventuali usi fraudolenti, individuare eventuali autisti o passeggeri indesiderati ecc) rimanendo sempre nel più completo rispetto dei suoi utenti.

In ogni caso, ormai, il danno sembra fatto e non bastano le scuse via Twitter del CEO Travis Kalanick o la posizione ufficiale dell'azienda che riferisce di non aver alcuna intenzione di attivare la macchina del fango nei confronti dei giornalisti e che sta altresì investigando sul presunto comportamento di uno dei suoi top manager newyorkesi, Josh Mohrer, accusato di aver cercato qualcosa da usare contro un reporter di BuzzFeed News, ricorrendo ai dati dell'app di car sharing attraverso una modalità di utilizzo dell'app chiamata in codice "God View" e che permette di tracciare gli spostamenti di qualsiasi utente. Uber sembra destinata a portarsi dietro la polemica ancora per molto tempo.

Claudio Tamburrino
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