Claudio Tamburrino

Google fa pace coi brevetti Rockstar

Archiviata la battaglia con il consorzio formato per batterla nell'asta per il portafoglio di titoli di Nortel. Mistero sulle cifre, ma Cisco pagherà quasi 190 milioni per chiudere vicenda analoga

Roma - Google ha deciso di stringere un accordo di licenza con il consorzio Rockstar per l'utilizzo di tecnologie rivendicate dai brevetti della fallita azienda canadese di telecomunicazioni Nortel, chiudendo così il contenzioso che le vedeva contrapposte.

Il consorzio è costituito da Apple, Microsoft, BlackBerry, Ericsson e Sony, e fino a questo punto è stato connotato da una certa predisposizione a svolgere una funzione anti-Android: nato in occasione dell'asta per il portafoglio brevettuale della fallimentare Nortel, aveva formulato l'offerta più alta con un'operazione da 4,5 miliardi di dollari con cui aveva battuto proprio Google.

Da allora Rockstar ha rappresentato il braccio armato ideale per le operazioni legali con al centro la proprietà intellettuale. Dal momento che è un corsorzio di più aziende, ma priva di per sé di business operativi, è immune da controdenunce. Proprio come un braccio armato - d'altronde - si era mossa denunciando i produttori Android LG Electronics, HTC, Huawei, Asustek, Pantech, ZTE e Google stessa.
Di queste, Huawei aveva deciso di accettare la proposta di licenza del Consorzio, mentre Google aveva deciso di resistere passando al contrattacco con una controdenuncia con cui aveva ottenuto la sospensione della causa dal Texas - corte dove è stata depositata l'accusa nei suoi confronti e tradizionalmente favorevole ai detentori di diritti - in attesa della conclusione di quella davanti al Tribunale della California cui si era rivolta Mountain View per chiedere l'annullamento dei brevetti che le veniva contestati.

I dettagli dell'accordo ora sottoscritto da Google e Rockstar - ancora da formalizzare - restano riservati. Ma per chiudere il suo contenzioso con il Consorzio, per esempio, Cisco sembra destinata a pagare circa 188 milioni di dollari.

Claudio Tamburrino
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