Alfonso Maruccia

Brainprint, il cervello è la password

Ricercatori americani propongono (per l'ennesima volta) un nuovo sistema di autenticazione biometrica basato sull'attività cerebrale, una tecnologia caratterizzata da un alto livello di accuratezza

Roma - Dai ricercatori della Binghamton University arriva Brainprint, studio sulla possibilità di usare l'attività neurale del cervello come sistema di autenticazione biometrica ad alto livello di precisione. Si parla di elettroencefalografia (EEG), ovviamente, e di come la reazione di una rete cerebrale individuale differisca leggermente dall'altra.

Con Brainprint i ricercatori hanno testato le reazioni di 45 volontari alla lettura di 75 acronimi diversi (FBI, DVD ecc.), focalizzando gli elettrodi dell'EEG sulla zona del cervello deputata all'identificazione semantica delle singole parole.

Le diverse lettere degli acronimi vengono "salvate" nella memoria del cervello con un significato diverso da persona a persona, e i test di Brainprint hanno dimostrato come a significati diversi corrispondessero segnali cerebrali diversi; tali segnali sono stati infine convertiti in uno "schema" utilizzabile in chiave di autenticazione.
L'identificazione biometrica di un utente tramite l'uso di EEG non è una novità assoluta, e nel caso di Brainprint i ricercatori hanno scoperto che i pattern cerebrali rimangono consistenti (con un livello di accuratezza del 94%) anche a distanza di sei mesi.

Ovviamente, prima di sfruttare una ricerca come Brainprint per lo sviluppo di un sistema di autenticazione biometrica tramite EEG, occorre sviluppare una soluzione non invasiva per la lettura dell'attività cerebrale e valutare attentamente le implicazioni per la sicurezza del processo di autenticazione.

Alfonso Maruccia
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