Claudio Tamburrino

USA, alleanza contro l'FBI

Con Apple si schierano come amicus brief EFF, EPIC, ACLU e una frotta di aziende ITC. Tra cui Amazon, che per˛ revoca il sistema di cifratura a Fire OS 5

Roma - Diverse organizzazioni che si battono per i diritti dei cittadini della Rete, associazioni di categoria e aziende ICT hanno manifestato il proprio supporto ad Apple nel suo ricorso contro l'ingiunzione che la costringerebbe a sviluppare un software ad hoc per aggirare le misure di sicurezza di un iPhone 5C permettendo agli agenti dell'FBI di accedere ai dati del dispositivo del cecchino di San Bernardino.

La lunga lista di amicus brief, le deposizioni volontarie a sostegno della della tesi di una delle due parti previste dall'ordinamento statunitense, è stata pubblicata da Apple e vede presenti le principali aziende ICT, tra cui Airbnb, eBay, Twitter, LinkedIn, Reddit, Square, Facebook, Google, Microsoft, Mozilla, Nests, Pinterest e Yahoo, le associazioni che si occupano di libertà civili come Electronic Frontier Foundation (EFF), American Civil Liberties Union (ACLU), Privacy International, Human Rights Watch ed Electronic Privacy Information Center (EPIC), ma anche la telco AT&T, 32 professori di legge ed un gruppo di hacker tra cui l'esperto di sicurezza e ex hacker dell'NSA Charlie Miller, che in passato ha avuto proprio con Apple un rapporto conflittuale, Dino Dai Zovi, anch'esso noto per aver violato dispositivi con la Mela e, tra l'altro, autore di iOS Hacker's Handbook.

Presentando il proprio intervento depositato insieme a Google, Nest Labs, Facebook, Microsoft e altre, Mozilla spiega che "vogliono aiutare la corte a comprendere perché sia pericoloso forzare le aziende tecnologiche a minare attivamente le proprie funzionalità di sicurezza", ribadendo che in ballo c'è l'interesse e la sicurezza pubblica. Sulla stessa linea, Yahoo, che parla della necessità di chiedersi se il governo può costringere aziende private a disabilitare funzionalità di sicurezza previste per i propri dispositivi e che il caso rischia davvero di diventare un pericoloso precedente.
Redmond e Mountain View, invece, sottolineano entrambe la questione legale: le richieste dell'FBI si basano sull'All Writs Act, una normativa adottata nel 1789 e emendata significativamente solo nel 1911. Secondo Microsoft, in particolare, la questione sollevata da Apple è troppo importante per poter essere sbrogliata da uno statuto appartenente ad una diversa era tecnologica e pertanto occorre "guardare al Congresso per trovare un nuovo equilibrio necessario per le tecnologie del 21esimo secolo".

EFF ha redatto le sue osservazioni con l'ausilio di 46 esperti, tra cui i principali esperti di crittografia, ed appellandosi alla libertà di parola di Apple: permettere all'FBI di costringere Apple a scrivere del codice per violare le sicurezze stabilite a tutela dei dispositivi dei propri utenti e su cui essi fanno affidamento significa forzare Cupertino ad assumere una posizione contraria alle proprie idee, in violazione della Costituzione.

Per quanto il fronte sembri compatto, non manca tuttavia di crepe: innanzitutto Samsung, che pur avendo espresso a parole il proprio supporto ad Apple, manca all'appello degli amicus brief, e Amazon che non sembra far corrispondere i fatti alle parole, almeno secondo alcune critiche.

L'azienda di Jess Bezos, infatti, con l'ultimo aggiornamento per Fire OS, ha rimosso la protezione crittografica che tutelava i tablet e gli smartphone e ne nascondeva i contenuti a chiunque non disponesse della password per accedervi. Una scelta, tuttavia, che non sembra collegata all'affaire San Bernardino, quanto piuttosto ad un mancato utilizzo da parte degli utenti.

Claudio Tamburrino
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