Gaia Bottà

Canone RAI, il Consiglio di Stato non si pronuncia

Palazzo Spada non rinuncia però a sottolineare i difetti del regolamento: dalla mancata definizione di apparecchio televisivo alle mancata attenzione alla privacy, passando per l'inaccessibilità del testo, complesso e poco pubblicizzato

Roma - Il Consiglio di Stato, chiamato ad esprimere il proprio parere in materia della riforma del Canone RAI prevista dalla legge di Stabilità di fine 2015, ha scelto di sospendere il proprio giudizio: Palazzo Spada non si pronuncerà su un regolamento che "presenta alcuni profili di criticità che dovrebbero trovare soluzione prima della sua definitiva approvazione, anche al fine di non condizionare il grado di efficacia di tale strumento normativo".

Mancano una manciata di giorni allo scadere del termine con cui i cittadini possono comunicare il diritto all'esenzione per scongiurare di vedere presentare, insieme alla bolletta, un addebito che ancora non è chiaro chi debba rimborsare. Nonostante le perplessità di coloro che dovranno partecipare alla riscossione, i meccanismi per sono ormai innescati: ma il testo, secondo il Consiglio di Stato, è ancora da perfezionare.

Sono numerosi gli aspetti rilevati da Palazzo Spada, a partire dal fatto che il testo del legislatore non offre una definizione del dispositivo la cui detenzione comporta il pagamento del canone: "nel testo del regolamento manca un qualsiasi richiamo ad una definizione di cosa debba intendersi per apparecchio televisivo" e non si esplicita che il canone "deve essere corrisposto per un unico apparecchio, prescindendo dall'effettivo numero di apparecchi posseduto dal singolo l'utente". Delle mancanze particolarmente rilevanti, secondo il Consiglio di Stato, poiché "lo sviluppo tecnologico dei dispositivi di comunicazione ha reso disponibili sul mercato molteplici "device" che consentono funzioni di ricezione di programmi televisivi, pur essendo destinati a finalità ed usi strutturalmente differenti (smartphone, tablet, ecc.)". Si sarebbe dovuto quantomeno precisare che "il canone di abbonamento è dovuto solo a fronte del possesso di uno o più apparecchi televisivi in grado di ricevere il segnale digitale terrestre o satellitare direttamente o tramite decoder" suggerisce Palazzo Spada, e che l'autodichiarazione di non possesso, se mendace, comporta delle conseguenze di carattere penale.
Altro elemento rilevato dal Consiglio di Stato è il mancato riferimento ai nodi della privacy, che inevitabilmente si aggroviglieranno intorno ai procedimenti di addebito e riscossione, che presuppongono "uno scambio di dati e d'informazioni fra gli enti coinvolti nella succitata attività (Anagrafe tributaria, Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico, l'Acquirente unico spa, il Ministero dell'interno, i Comuni e alcune società private)". Palazzo Spada invita il legislatore a tenere conto di questo aspetto nella riformulazione del testo, di concerto con il Garante per la protezione dei dati personali.

A complicare il tutto, la sostanziale inaccessibilità di un testo con il quale si vorrebbero rastrellare milioni di euro risparmiando gli esentati ed azzerando l'evasione, di un testo che riguarda quindi la maggior parte della popolazione italiana: non è stato caratterizzato da "forme adeguate di pubblicità", spiega Palazzo Spada, e per di più risulta troppo complesso perché il cittadino lo comprenda con la necessaria immediatezza. "Non tutte le norme ivi previste risultano formulate in maniera adeguatamente chiara, tenendo conto dell'ampia platea di utenti cui le medesime si rivolgono" si legge nella decisione, e in alcuni passaggi si utilizzano "formule tecniche di non facile comprensione per i non addetti al settore".

Il Consiglio di Stato ha scelto così di "sospendere l'espressione del parere, in attesa che l'Amministrazione svolga gli adempimenti richiesti".

Quello che per i consumatori, da Altroconsumo a ADUC, da UNC a Federconsumatori, è una sonora bocciatura, per il sottosegretario alle Comunicazioni Giacomelli rappresenta "un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti peraltro assolutamente nella prassi dei pareri del Consiglio stesso", che orienterà un processo di revisione già avviato.

Gaia Bottà
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15 Commenti alla Notizia Canone RAI, il Consiglio di Stato non si pronuncia
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  • Che poi mi domando: se è una tassa di possesso per degli apparecchi, perchè i proventi vanno alla rai?
    Che forse la rai ha mai costruito un apparecchio radio o TV?
    non+autenticato
  • Ormai si è avallato il concetto di "proprietario fino a prova contraria", e il vigliacco consiglio di stato non si è pronunciato nemmeno su questo (che le definizioni fossero ambigue c'erano arrivati anche i bambini).
    La prossima tornata saranno gli autoveicoli: dovremo pagare il bollo anche se NON siamo proprietari di un auto.
    E dovremo pagare un assicurazione anche se l'auto non la facciamo circolare su strada. Vedrete.
    E via a demolire lo stato di diritto!
    non+autenticato
  • - Scritto da: rico
    > E dovremo pagare un assicurazione anche se l'auto
    > non la facciamo circolare su strada.

    Veramente questo già lo dovresti fare, se l'auto è parcheggiata per strada e non in un luogo privato...
    http://www.assicurazione.it/news/assicurazione-obb...

    E mi pare ovvio (e giusto) che sia così.
    non+autenticato
  • Già spedito il modulo di richiesta di esenzione.

    La TV non ce l'ho e non la voglio.

    http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsili...
    iRoby
    7757
  • Leggi bene quello che hai firmato:

    (2) Per apparecchio TV si intende un apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni (articolo 1 R.D.L. n. 246 del 1938,
    secondo le definizioni contenute nella nota del Ministero dello Sviluppo Economico del 22 febbraio 2012).

    Si da il caso che per scrivere il testo su punto informatico hai utilizzato un apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni
    non+autenticato
  • - Scritto da: Fic4112
    > Leggi bene quello che hai firmato:
    >
    > (2) Per apparecchio TV si intende un apparecchio
    > atto o adattabile alla ricezione delle
    > radioaudizioni (articolo 1 R.D.L. n. 246 del
    > 1938,
    > secondo le definizioni contenute nella nota del
    > Ministero dello Sviluppo Economico del 22
    > febbraio
    > 2012).
    >
    > Si da il caso che per scrivere il testo su punto
    > informatico hai utilizzato un apparecchio atto o
    > adattabile alla ricezione delle
    > radioaudizioni

    Il pc è escluso, pure tabelt e smartphone.
  • No, PC smartphone e tabket sono esclusi.

    - Scritto da: Fic4112
    > Leggi bene quello che hai firmato:
    >
    > (2) Per apparecchio TV si intende un apparecchio
    > atto o adattabile alla ricezione delle
    > radioaudizioni (articolo 1 R.D.L. n. 246 del
    > 1938,
    > secondo le definizioni contenute nella nota del
    > Ministero dello Sviluppo Economico del 22
    > febbraio
    > 2012).
    >
    > Si da il caso che per scrivere il testo su punto
    > informatico hai utilizzato un apparecchio atto o
    > adattabile alla ricezione delle
    > radioaudizioni
    non+autenticato
  • Ogni anno dovrai ripetere la solfa.
    Questa è la demo(nio)crazia in italia.
    non+autenticato
  • Dissento su questo punto dal Consiglio di Stato perché:

    1. Non si paga il Canone per il possesso di "apparecchi televisivi", ma, rifacendosi la Legge al famigerato Regio Decreto, per ogni "apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni". Quindi definire cosa sia un Televisore non serve a nulla: serve una definizione di cosa sia un "apparato atto alla ricezione delle radioaudizioni" ed una definizione di cosa significhi "adattabile".

    2. La definizione di "apparato atto o adattabile" esiste già, a cura del Ministero dello Sviluppo Economico (MSE), ed è molto più tecnicamente sensata di quella proposta dal Consiglio di Stato:

    MSE Prot. 12991 del 22.2.2012
    http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories...

    1. Un apparecchio si intende "atto" a ricevere le radioaudizioni se e solo se include nativamente gli stadi di un radioricevitore completo: sintonizzatore radio (che operi nelle bande destinate al servizio di Radiodiffusione), decodificatore e trasduttori audio/video per i servizi radiotelevisivi, solo audio per i servizi radiofonici
    2. Un apparecchio si intende "adattabile" a ricevere le radioaudizioni se e solo se include almeno uno stadio sintonizzatore radio (che operi nelle bande destinate al servizio di Radiodiffusione), ma è privo del decodificatore o dei trasduttori audio/video, o di entrambi i dispositivi, che collegati esternamente al detto apparecchio realizzerebbero assieme ad esso un radioricevitore completo

    Come corollario delle due precedenti posizioni, risulta che:

    3. Un apparecchio privo di sintonizzatori radio operanti nelle bande destinate al servizio di Radiodiffusione non è ritenuto né "atto", né "adattabile" alla ricezione delle radioaudizioni.


    Palazzo Spada suggerisce invece di sostituirla con "il possesso di uno o più apparecchi televisivi in grado di ricevere il segnale digitale terrestre o satellitare direttamente o tramite decoder".

    Bravi.

    Così un PC o un videocitofono "tramite decoder" tornano ad essere un "apparecchio adattabile" e continuerebbe a mancare la definizione di Radio.

    Per una volta che ad un Ministero ne hanno azzeccata una, non possiamo lasciarla al suo posto?
    non+autenticato
  • Il giorno che produrranno un decoder DDT con uscita VGA saremo tutti fregati.
    Tutti i monitor diventeranno di colpo "adattabili".
    non+autenticato
  • - Scritto da: Soloperoggi
    > Il giorno che produrranno un decoder DDT con
    > uscita VGA saremo tutti
    > fregati.
    > Tutti i monitor diventeranno di colpo
    > "adattabili".

    Esistono da anni, esistevano anche prima con il segnale analogico.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Soloperoggi
    > Il giorno che produrranno un decoder DDT con
    > uscita VGA saremo tutti
    > fregati.
    > Tutti i monitor diventeranno di colpo
    > "adattabili".

    Esistono da anni, esistevano anche prima con il segnale analogico.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Soloperoggi
    > Il giorno che produrranno un decoder DTT con
    > uscita VGA saremo tutti
    > fregati.
    > Tutti i monitor diventeranno di colpo
    > "adattabili".
    Fino a prova contraria un monitor, con o senza VGA, non ingloba "uno stadio sintonizzatore radio (che operi nelle bande destinate al servizio di Radiodiffusione)", quindi ai sensi della MSE Prot. 12991 del 22.2.2012 NON è una apparecchiatura adattabile ed in quanto tale il suo possesso non implica il pagamento del canone Rai.

    Viceversa un Decoder DTT con uscita VGA ingloba uno stadio sintonizzatore radio che opera nelle bande destinate al servizio di Radiodiffusione, qualificandolo come "apparecchio adattabile" ed in quanto tale il suo possesso IMPLICA il pagamento del Canone RAI anche se non si possedesse un monitor a cui attaccarlo.

    I link li avevo messi, la citazione pure. Ed incredibilmente per una volta un protocollo ministeriale è chiaro e tecnicamente sensato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Skywalker
    > Dissento su questo punto dal Consiglio di Stato
    > perché:
    >

    È la stessa cosa che ho pensato io quando ho letto la notizia.

    È dal 1938 che non esiste una definizione corretta di apparecchio televisivo, e il Consiglio di Stato se ne accorge soltanto ora ?

    Quando fu approvata la legge Gasparri che conteneva ancora la vecchia definizione assurda del 38 ( cioè apparecchio "adattabile" a ricevere ... ) il Consiglio di Stato si è fatto sentire forse ?

    Ora che dal 2012 si ha finalmente una definizione tecnica decente di "apparecchio televisivo", il Consiglio di Stato se ne viene fuori con la sua boutade, che non è chiaro ?

    Se non se ne sono accorti prima vuol dire che sono stati negligenti, e allora mi chiedo perché li paghiamo con super stipendi, per notare le leggi che non gli vanno bene, nei momenti in cui fanno più comodo a loro.
    non+autenticato